“A Foggia si parla ancora di “mafia sottovalutata” o, peggio, di Sacra Corona Unita del foggiano. La mafia foggiana uccide più della camorra. Fa esplodere bombe, e anche autobombe alle sette di sera di domenica, e non succede nella Napoli famosa nel mondo di Gino Sorbillo. Questa mafia oggi è la più cruenta, quella che uccide e che piazza ordigni”. Parole forti quelle dell’ex questore del capoluogo dauno, Piernicola Silvis. In un intervento pubblicato da Il Fatto Quotidiano, il poliziotto scrittore analizza quanto accaduto al negozio “Esteticamente” in via Lucera: “La città di Foggia e il Gargano hanno paura, e imprenditori e negozianti, se possono, fuggono da quella che non è una terra staccata dal continente, come la Sicilia, né è nascosta come la Calabria. La provincia di Foggia è la seconda d’Italia per estensione”.
E ancora: “Le mafie foggiana e garganica non hanno la fama cinematografica e letteraria di Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Non celebrano riti di affiliazione. Non hanno quel fascino malato che fa, sì, paura, ma che poi incolla la gente davanti alla tv. Sarà la millesima volta che lo ripetiamo, ma vale la pena dirlo ancora.
Nella provincia di Foggia esistono tre mafie, che nulla hanno a che vedere con la Sacra Corona Unita (confinata, per ciò che ne resta, nel Salento, a 300 chilometri da Foggia). C’è la mafia dei cerignolani, dedita per tradizione alle rapine a blindati portavalori in tutto il Paese. C’è la mafia del Gargano, che assedia Vieste controllando le estorsioni ai siti turistici e gestendo il traffico di droga. C’è la “Società Foggiana”, la criminalità organizzata di Foggia e San Severo, due centri da 160.000 e 55.000 abitanti, la cui mafiosità è attestata da varie condanne per 416-bis”.
Per Silvis, “le bombe del foggiano non sono solo intimidazioni del tipo “Tu non paghi, io ti faccio esplodere il negozio”. Nel foggiano l’ordigno è diventato un mezzo di comunicazione. Serve per far capire di aver ricevuto un’offesa o uno sgarro, un “Ricordati che devi pagare”, un “Apri pure il tuo negozio, ma sappi che se non vuoi altri ordigni devi venirci a cercare”. Talvolta le bombe servono perfino a eliminare la concorrenza scomoda, come è successo, o anche solo per ricordare alla gente chi controlla il territorio. L’esplosione di una bomba non è un petardo, il terreno ti trema sotto, il boato è sordo e lungo, la sentono tutti”.
Poi la conclusione: “Che si cominci tutti, dalla politica all’opinione pubblica, a guardare il foggiano – come crescita sociale e numeri delle Forze di polizia e magistratura – con lo stesso occhio con cui si guarda a Napoli, Palermo o Reggio Calabria. L’ho detto varie volte, ma lo ripeto: fatelo, prima che sia davvero troppo tardi”.
