Primo novembre 2017, ore 2.15, nella Maternità degli Ospedali Riuniti di Foggia. La trentenne Chiara Ferrara dà alla luce Santiago Torraco di 3,9 chilogrammi. Bacia e abbraccia suo figlio, il suo secondogenito, una sola volta, appena nato e poi mai più.
Il giorno dopo, 2 novembre 2017, il bambino morirà a Bari al San Giovanni XXIII. La storia della famiglia Torraco è rimasta per oltre un anno e mezzo, nel silenzio, nelle pieghe della sanità regionale e della giustizia, ma ora i due coniugi, la giovane madre e papà Francesco, assistiti dall’avvocato Vincenzo Rocco, hanno deciso di farla emergere dai fascicoli dei tribunali e degli esami autoptici.
È la stessa Chiara, nello studio del legale, a raccontarla a l’Immediato. Legge la memoria di allora, messa nero su bianco per fermare gli accadimenti. “La mia gravidanza andava benissimo, ero affetta da diabete gestazionale, ma prendevo l’insulina. Ho fatto una induzione al parto perché col diabete poteva essere pericoloso, ma il mio è stato un parto naturale. Mi sono accorta che mio figlio era cianotico, ma non aveva disturbi di nessun tipo. L’ho abbracciato, me lo hanno dato in braccio. Dalla sala parto, poi mi hanno portata in stanza. Il bambino è nato di notte. Intorno alle 9 è venuto il mio ginecologo per dirmi che Santiago aveva bisogno di fare degli accertamenti al Cardiologico di Bari, perché aveva una disfunzione cardiologica, in terapia intensiva avevano notato delle anomalie. La mia testa entra nel panico, chiamo mio marito, mia cognata, si precipitano in ospedale, parlano col dottore e arriviamo giù in terapia intensiva. Ma una volta arrivati non c’era traccia del bambino. I medici si scusano di non averci avvisati, ma dicono di aver agito per il bene del bambino e che l’ambulanza era già partita per Bari. Quando è arrivato a Bari il bambino era agonico, il primario ha detto che servivano dei prelievi, il piccolo era arrivato intubato senza provette e non potevano capire cosa fosse successo. Mio padre, mio marito prendono le due provette e le portano a Bari. Non si sa cosa sia successo, il bambino stava male, è morto giorno 2”.
La storia è piena di lacune, di atti mancati. Quando la famiglia si reca in terapia intensiva alle 9.45, il bambino è già partito su un’ambulanza in direzione Bari, senza dare l’opportunità ad uno dei familiari di accompagnarlo. La madre invece resta ricoverata a Foggia.
I genitori hanno sporto subito denuncia-querela contro ignoti al fine di poter consentire al pubblico ministero di poter svolgere le indagini e di accertare le responsabilità. In data 8 novembre è stato svolto l’esame autoptico presso l’istituto di medicina legale dell’Ospedale di Bari. Dopo molti mesi arriva, depositato, il risultato dell’autopsia, dopo numerose istanze di sollecito presentate alla Procura: l’esame autoptico ha rivelato la presenza di un batterio. Nel corpo del bambino c’era un escherichia coli. E nessun restringimento dell’arco aortico, come invece era stato ipotizzato ai Riuniti.
I genitori e l’avvocato Rocco si sono chiesti come e dove il piccolo Santiago avesse contratto il batterio. Dalla lettura accurata del referto autoptico non c’è traccia di come il bambino lo abbia preso.
Proprio per questo il pubblico ministero della Procura di Bari Manfredi Dini Ciacci ha proposto per il procedimento un’istanza di archiviazione al gip. La motivazione resa dal pm è fredda. “Il risultato del risultato autoptico fa sì che non possa essere individuato un responsabile effettivo”. Tempestivamente la famiglia ha fatto opposizione alla richiesta di archiviazione, depositata a maggio 2018, prestando delle argomentazioni.
“Ci siamo opposti per molteplici motivi – spiega l’avvocato Rocco – dal primo più banale riguardante l’escherichia coli a quelli più profondi. Era possibile evitare il viaggio a Bari? Era possibile risolvere il problema con una terapia antibiotica d’urgenza? Ad oggi dal maggio 2018 io come avvocato che segue gli assistiti, ma soprattutto loro che hanno vissuto questo gravissimo lutto familiare, non sappiamo ancora nulla. Io insieme a domiciliati baresi abbiamo fatto più volte richiesta alla cancelleria del pubblico ministero e del gip, tuttavia data anche la circostanza del palazzo inagibile del tribunale di Bari, non abbiamo avuto nessuna comunicazione. Abbiamo scelto di eleggere domicilio per Francesco Torraco presso di me affinché le notifiche potessero arrivare a me, a pezzo pec, e a Chiara Ferrara per la notifica a mezzo posta. Ma né l’una né l’altra è mai arrivata”.
I tempi della giustizia in Italia sono lunghi, ma in questo caso non si tratta di una causa ordinaria, ma di una coppia di giovani sposi con un grave lutto, che ha vissuto un approccio al sistema sanitario foggiano e barese e al sistema della giustizia del tutto “insignificante”. Nessuno ha spiegato loro come di cosa è morto il piccolo Santiago.
“L’intento della famiglia non è quello di individuare a tutti i costi un colpevole per fare azioni civilistiche: il danno patito resterà per sempre e non lo si recupera. L’intento è di porre una pietra sopra, di non pensare più in continuazione guardando la tv o mangiando al fatto che è morto loro figlio e non sanno ancora darsi e dirsi un perché”, conclude l’avvocato Rocco.