Il mondo dell’agroalimentare fa sempre più gola alle organizzazioni criminali. Ben 219 aziende, ad oggi, risultano sotto confisca in Puglia. Ristoranti, bar, gelaterie, pub e altre attività attirano i clan come mai prima d’ora. Stando all’ultimo rapporto Agromafie di Coldiretti, sono 5mila in Italia i locali controllati dalle cosche.
“È un fenomeno ormai molto diffuso in Puglia” – ha detto il comandante regionale della Direzione investigativa antimafia (Dia), Vincenzo Mangia. Sarebbe in atto – secondo gli inquirenti – una precisa strategia da parte dei clan che – attraverso tali attività – ripuliscono il denaro sporco, giustificano la sproporzione tra reddito e tenore di vita e assicurano posti di lavoro a personaggi affiliati o vicini alle famiglie malavitose.
“Il primo campanello d’allarme che può rivelare un interesse della criminalità organizzata per un determinato locale – spiega il comandante Mangia – è il cambio continuo di gestione, passaggi che vengono attuati attraverso una fitta rete di prestanome: si passa da un socio all’altro, si tratta di persone incensurate che però non hanno mai avuto nulla a che fare con la ristorazione o il commercio; l’altro aspetto che desta perplessità – prosegue – è rappresentato dall’antieconomicità di un’attività: spesso – aggiunge – vengono apportate modifiche, si cambiano insegne, si muove denaro ma sono negozi con poca clientela o allestiti in luoghi che di certo non garantiscono un giro di affari in grado di sostenere i costi”.
L’aggressione ai patrimoni è divenuta una delle azioni principali di magistratura e forze dell’ordine per contrastare la malavita. Basti pensare alle numerose operazioni messe a segno in provincia di Foggia, in ultimo quella a carico del boss di Vieste, Marco Raduano al quale sono stati sequestrati beni per quasi un milione di euro.
Attualmente in Puglia risultano confiscate – come detto – 219 aziende: di queste 135 sono ancora in gestione all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati mentre 84 sono quelle “destinate”. Dando un’occhiata ai dati dell’Agenzia, si scopre come i settori maggiormente a rischio siano il commercio e la ristorazione, ed è cospicuo anche il numero degli alberghi. “Quello della confisca – dice Mangia – è un aspetto fondamentale per la lotta alla mafia: in questo modo riportiamo nel circuito legale attività produttive che erano diventate funzionali alla criminalità organizzata. Non si tratta – avverte il capo della Dia pugliese – di un’operazione semplice, e può capitare che il futuro di un’azienda venga compromesso da imprese che invece si muovono nell’illegalità”. E a proposito di aziende confiscate e “destinate”, la situazione varia parecchio all’interno della regione: se a Bari sono 31 a Foggia sono appena 2, un dato sorprendente se si considera il preoccupante inquinamento mafioso in Capitanata. A Brindisi sono invece 24, a Taranto 17 e a Lecce 10.
Nel primo semestre del 2018 – è precisato nell’ultima relazione della Dia – in Puglia sono state emesse 21 ordinanze interdittive nei confronti di aziende: si tratta della quinta regione italiana.
