La Cassazione ha annullato, con rinvio, la sentenza del 7 marzo 2018 della corte d‘assise d’appello di Bari, che confermò il verdetto di primo grado e ribadì che la morte del presunto ladro raggiunto da una fucilata alla schiena la notte sul 26 agosto del 2015 mentre era penetrato in un’azienda agricola fu un omicidio colposo e non volontario, con conseguente condanna ad un anno, pena sospesa, dell’imputato. Clamorosa svolta per il caso di contrada “Case rotte” in agro di Troia, in provincia di Foggia.
Per i giudici di Foggia e Bari, Michele Marchese, 56 anni, imprenditore agricolo di Castelluccio Valmaggiore residente a Troia, agricolo sparò alla cieca contro gli sconosciuti introdottisi di notte nella sua azienda, senza alcuna intenzione di colpirli. La Suprema Corte ha ora annullato il verdetto d’appello (l’accusa chiedeva 10 anni) e ordinato la celebrazione di un nuovo processo a Bari davanti ad una diversa corte d’assise.
L’uomo dovrà quindi ricomparire davanti ai giudici chiamati a decidere se la morte di Antonio Diciomma, 67 anni di Cerignola, fu un omicidio volontario come sostengono Procura di Foggia, Procura generale di Bari e parte civile; oppure se fu un caso di legittima difesa, come afferma la difesa, o in subordine di omicidio colposo come sancito dai giudici di primo e secondo grado.
La Procura ha sempre puntato all’omicidio volontario e depositò appello convinta che quella notte la visuale fosse ottima e la distanza tra vittima e Marchese non oltre i 50 metri. Una condotta – secondo l’accusa – caratterizzata dal dolo eventuale perché fece fuoco proprio verso Diciomma e il suo complice. Non avrebbe sparato al solo scopo intimidatorio, insomma, accettando l’eventualità di uccidere l’uomo. Nemmeno il fatto che Marchese abbia subito soccorso Diciomma e allertato i carabinieri fu motivo, per la Procura, di derubricare il reato a semplice omicidio colposo. Dopo il ricorso in Cassazione della parte civile, ecco la sorpresa delle scorse ore. Tutto da rifare.
