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Home » Ataf Foggia, si alza polverone dopo defenestrazione Torraco. Accuse al sindaco da Cavaliere e De Martino

Ataf Foggia, si alza polverone dopo defenestrazione Torraco. Accuse al sindaco da Cavaliere e De Martino

Di Redazione
19 Aprile 2019
in Politica
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ciao ciao: "" -

Fa discutere la classe politica la rimozione dell’ingegner Stefano Torraco dall’azienda municipalizzata del trasporto pubblico Ataf a Foggia. Nella polemica interviene anche il candidato del centrosinistra extralarge, Pippo Cavaliere.

“La defenestrazione del presidente del Consiglio di Amministrazione di Ataf SpA dimostra che per il sindaco Landella non c’è spazio per la meritocrazia, solo per gli amici e gli amici degli amici. Una decisione che lo qualifica per quello che è: un capo che ha una concezione padronale delle società di proprietà del Comune. Del Comune, quindi dei cittadini, non di Franco Landella”, spiega nella sua nota.

E aggiunge: “Per quanto ne so, l’ingegner Stefano Torraco era impegnato nel difficilissimo compito di arginare l’emorragia finanziaria e la crisi operativa della società, provocate da chi l’ha amministrata prima di lui e dalle scellerate scelte del socio unico Franco Landella. I lavoratori hanno accumulato crediti per oltre 300.000 euro e non sanno come e quando potranno avere i soldi che hanno guadagnato lavorando su circolari sfasciate e pericolose o in officine in cui mancano i pezzi di ricambio e le attrezzature non sono adeguate. I cittadini non possono contare sulla puntualità e la frequenza delle corse, perché un terzo delle circolari viaggianti si ferma per strada o non riesce a partire dal deposito. Il nodo intermodale ‘Vincenzo Russo’, in piazza Vittorio Veneto, è poco più del vecchio capolinea, perché il Comune ha assegnato ad Ataf SpA la gestione dell’infrastruttura e non le ha garantito le risorse finanziarie per farlo come andrebbe fatto. I parcometri della sosta, da cui dovrebbero derivare i maggiori introiti per la società di trasporto pubblico, non sono a norma e molti sono rotti, aggranvando il danno finanziario già provocato dal mancato versamento di 700.000 euro da parte della società che si occupava del ritiro degli incassi. Questi sono lo stato finanziario e lo stato operativo di Ataf SpA. E Landella che fa? Licenzia – forse illegittimamente, sicuramente per motivi elettorali – il presidente di un consiglio di amministrazione che il sindaco ha rinnovato appena un anno fa. Foggia e i foggiani hanno bisogno di più circolari e di meno giochi di potere”.

È duro sulla questione anche Rino De Martino coordinatore del movimento, Puglia Popolare, nella cui lista Foggia Popolare, è candidato Sergio Clemente, riferimento politico di Torraco. Ecco la sua comunicazione.

“La defenestrazione del presidente dell’Ataf in piena campagna elettorale, operata dal sindaco Landella con stupefacente tempismo, conferma lo stile amministrativo con cui si sono gestite le funzioni pubbliche nella Città di Foggia, rette   con incredibile  spregio della trasparenza e della correttezza, come se indossare la fascia di sindaco debba gioco forza equivalere a ritenersi il padrone delle ferriere, al pari degli artifici del melodramma e del famoso romanzo d’appendice. Un comportamento gravissimo quello del sindaco, giuridicamente ed eticamente scorretto, posto che l’Ataf è una Società per Azioni, non un’arena politica dove  premiare o decapitare gli amministratori chiamati a svolgere solo compiti meramente tecnici e di gestione.  All’ingegner Torraco, professionista stimatissimo e di grande esperienza, viene così  riservato il trattamento della legge del taglione, posto che nessun addebito gli viene contestato se non il venir meno del rapporto fiduciario, evidentemente inteso da Landella come soggiacenza silenziosa ed osservante dei voleri del capo, di chi non governa ma comanda, ordina, caccia o promuove in barba a tutto e tutti, senza ritegno dei principi più basilari del rispetto delle persone. Ho notizia anche di altre azioni purganti già in corso d’opera del nostro amato sindaco, capace di muoversi come un dittatorello da strapazzo in una Città chiamata proprio nei comportamenti istituzionali a ritrovare segnali di civiltà politica che dovranno riemergere con orgoglio, perché non staremo a guardare chi predica la legalità fuori dal Palazzo ma ne offende i teoremi basilari nelle stanze chiuse dove gestisce la cosa pubblica, nell’affannosa ricerca di una nuova investitura sempre arruffona e  lontana da ogni logica”.

Tags: AtafFranco LandellaPippo Cavaliere
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