“Siamo agli ultimi 50 metri”. Paolo Telesforo, amministratore delegato della Universo Salute, commenta così gli ultimi sviluppi della complessa operazione di acquisizione (assieme all’altro imprenditore foggiano Michele D’Alba) e gestione dell’Opera Don Uva. Oltre 2000 dipendenti e 3 sedi (Bisceglie, Foggia e Potenza) e un progetto di rilancio dell’ex Ortofrenico. Nei giorni scorsi è arrivato l’ok alla certificazione di qualità Iso ISO 9001:2015.
Al di là dell’aspetto burocratico, si tratta di un passaggio necessario per entrare nella “fase 2” del rilancio dell’Ente, salvato sull’orlo del crac per via degli oltre 600 milioni di euro di debiti. Per anni, inoltre, nelle tre cliniche non sono mai mancate le polemiche sulla scarsa produttività del personale, determinata anche dall’inesistenza di una pianta organica (detto in altri termini, non si sapeva nemmeno in quali aree prestavano servizio i dipendenti).
“Si tratta di un grande traguardo, che certifica l’eccellenza nelle procedure amministrative e sanitarie – spiega Telesforo a l’Immediato -. È l’ennesima dimostrazione del fatto che non camminiamo secondo i vecchi schemi. Abbiamo vinto una scommessa impensabile a neppure due anni dall’inizio della nostra avventura. Un lavoro che non si ferma certamente qui, e che dopo questo importante test su Bisceglie e Foggia, ci vedrà impegnati per la certificazioni della sede di Potenza e degli Istituti ex Ortofrenici. La certificazione di eccellenza è un grande passo in avanti. Un passo da gigante che ci allontana dalle ombre e dai dubbi del passato e ci porta a conquistare un posto d’onore nella gerarchia della sanità pugliese privata accreditata. Ora altre importanti sfide sono in dirittura d’arrivo, prima tra tutte, la riconversione degli istituti ortofrenici: una battaglia durata oltre 20 anni che finalmente si sta per compiere”.
Per l’imprenditore della sanità privata, la gestione del settore da parte della Giunta guidata da Michele Emiliano è stata ottimale, anche rispetto all’ultima nomina, quella dell’ex dg dell’Asl di Bari, Vito Montanaro, ora a capo del Dipartimento regionale dopo l’addio di Giancarlo Ruscitti.
“Emiliano ha saputo tenere un equilibrio tra pubblico e privato, continuando a garantire un sistema universalistico e solidaristico nell’accesso alle prestazioni – commenta l’imprenditore che ha uno scranno in Confindustria nazionale -, cosa per nulla scontata visto quello che sta accadendo in altre regioni. Fenomeno destinato peraltro ad accentuarsi con l’autonomia differenziata. Se a questo si aggiunge la carenza di personale e di risorse – abbiamo 1 miliardo in meno rispetto all’Emilia Romagna, regione simile alla nostra per popolazione -, si comprende il motivo per cui il mio giudizio non può che essere positivo, nonostante la diversità ideologica che ho da sempre manifestato”.
Poi prosegue: “Montanaro lo conosco dai tempi in cui facevo il presidente regionale di Confindustria, è una persona capace e conosce la materia, potrà dire certamente la sua in un settore complessivamente in ripresa”. “Certo – conclude -, continuano ad esserci criticità, a cominciare dalle liste d’attesa, ma ciò che è stato fatto negli ultimi anni ha certamente garantito una qualità nelle prestazioni e il consolidamento di eccellenze che non hanno nulla da invidiare ad altre strutture di prim’ordine, anche del nord del Paese”.
