Da accusatore a imputato, chiamato a rispondere di calunnia nei confronti di una giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, edizione di Capitanata, reato rispetto al quale è stato riconosciuto colpevole e condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione, pena sospesa, con pagamento delle spese processuali e risarcimento danni.
La cronista si era ritrovata, suo malgrado, coinvolta in una infamante vicenda giudiziaria scaturita da una querela per diffamazione a mezzo stampa presentata dalla presunta vittima a seguito di un articolo in cui la giornalista riferiva di due ordinanze sindacali di sgombero di un immobile storico, di proprietà del Comune di Manfredonia, che l’Ente voleva da tempo ristrutturare e riconsegnare alla fruibilità della cittadinanza, ma che l’artigiano continuava a occupare, senza titolo, con i propri attrezzi da lavoro.
L’uomo aveva negato la notifica di uno dei due provvedimenti amministrativi richiamati in articolo, sostenendo di essersi sentito denigrato da tale addebito. Però mentiva sapendo di mentire. All’esito della disamina, la Procura di Bari non solo aveva avanzato richiesta di archiviazione in merito alla posizione della giornalista, ma aveva ravvisato, nella querela, gli estremi del reato di calunnia nei confronti di quest’ultima. Il fascicolo, pertanto, veniva trasmesso alla Procura di Foggia per competenza territoriale. Grazie all’incisiva indagine difensiva da parte dell’avvocato Pierpaolo Fischetti, difensore della cronista, è stata prodotta la documentazione autentica comprovante la veridicità del contenuto giornalistico e, per contro, la falsità delle affermazioni dell’artigiano.
Questa sentenza di colpevolezza è un monito verso quel fenomeno evidenziatosi negli ultimi anni prodotto dal troppo facile ricorso alla querela come strumento per intimidire e perseguitare gli operatori dell’informazione che hanno il difetto di dire la verità, nelle piccole storie del quotidiano come nella cronaca dai più ampi e articolati risvolti.
Tranciante il giudizio del legale: “Assistiamo ormai sempre più sovente all’uso indiscriminato della giustizia per fini strumentali e diametralmente opposti alle finalità che si prefigge tale Istituzione. Il sistema giudiziario è una questione importante, cercare di ingannarlo comporta gravi danni ed è giusto che le conseguenze di un comportamento calunnioso siano duramente represse, come in questo caso. Se a ciò si aggiunge che tali bieche pratiche si escogitino per intimorire la stampa – conclude Fischetti – allora è bene darne maggiore vigore”.
