“È come se in qualche modo nella carta geografica ci fosse un buco nel quale sono sprofondati Foggia e il promontorio del Gargano”. Così Carlo Bonini, autore del noto “Suburra” e ora di “Ti mangio il cuore”, il libro sulla mafia del Gargano – definita dagli autori “la bestia” – ha parlato ai nostri microfoni nel giorno della presentazione del volume, scritto insieme al giornalista Giuliano Foschini.
I due scrittori hanno scelto di parlare di un fenomeno ancora poco conosciuto a livello nazionale. “La strage di San Marco in Lamis ha rappresentato l’ultima occasione che ha permesso ai giornali italiani di arrivare a queste latitudini – ha detto Bonini –. La stampa nazionale ha visto, si è ritratta inorridita e ha chiuso la pratica. Come se questo fosse un posto dove si viene per non tornare più”.
Bonini, mentre lavorava al libro, si è detto particolarmente colpito dal “senso disperante di solitudine. Solitudine che qui rende ancora più facili i bersagli della vendetta. Anche perché accanto ai grandi clan c’è questa criminalità di strada che mutua gli stessi comportamenti della mafia. Sono rimasto colpito anche dalla differenza tra le estorsioni operate a Palermo e a Foggia. A Palermo va spaventato l’estorto, gli va fatto capire che rischia la vita ma la sua attività deve restare intatta. A Foggia il primo atto è la devastazione dell’attività. Una prospettiva che dice tanto sul tratto antropologico di questo tipo di criminalità”.
“Il libro nasce dal fatto che la mafia garganica è un tabù – ha detto a l’Immediato, Giuliano Foschini –. Nasce anche dalla necessità di non lasciare soli i giornalisti locali. Specialmente voi de l’Immediato che fate un lavoro straordinario e pericoloso. Con Carlo ci chiedevamo, leggendo le varie notizie: come è possibile che non ne parla nessuno?” Ma gli elementi su cui sperare non mancano, Foschini lo sa bene: “Segnali di rinascita ci sono e lo dimostrano le vedove Luciani. Persone straordinarie. In tanti anni di lavoro la lucidità del racconto e la voglia di rinascere di queste due donne non l’ho trovata da nessuna altra parte. Per noi è stato importante raccontare questi semi di rinascita. Questa terra non va lasciata sola. La mafia del Gargano non è una mafia dei pastori – ha continuato -. È vero, ha tratti arcaici ma fa affari. Questo è il momento per stare accanto a chi non è mafioso. Le persone perbene sono la maggioranza”.
Eppure questa terra deve ancora fare i conti con quanti insistono nel negare la mafia, anche in quelle piccole comunità che hanno subito lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata. “Nel momento in cui qualcuno inizia a raccontarla, altri risponderanno che non esiste. Ma se dicono che non c’è, vuol dire che i giornalisti stanno facendo bene il loro mestiere. Qui i clan hanno infiltrato istituzioni e amministrazioni comunali. I Li Bergolis e i Romito sono i primi ad aver annusato il business del turismo religioso e questo la dice tutta. L’importante è non lasciare soli chi racconta queste cose”, ha concluso Foschini.