Ancora ombre sull’amministrazione di Vieste guidata dal sindaco Giuseppe Nobiletti. All’attenzione degli inquirenti c’è un esposto che getta dubbi sui vertici della Polizia Locale. “Considerato che a Vieste, il posto di Comandante della Polizia Locale è vacante” – si legge nel documento inviato a Corte dei conti, Procura di Foggia, Prefetto di Foggia Raffaele Grassi e Carabinieri/Ispettorato del Lavoro – il sindaco avrebbe pensato di “conferire illegittimamente l’incarico di vice comandante vicario (assegnato all’ispettore Gaetano Di Mauro, categoria C), nel frattempo che legittimasse detto incarico, con il concorso interno, bandito ed in esecuzione, da vice comandante vicario con categoria D“. Un concorso per il quale piovono accuse alla giunta comunale ma anche al dirigente Angelo Raffaele Vescera. Infatti, stando a quanto inviato alle autorità competenti, “la giunta Nobiletti sapeva che i requisiti richiesti dal bando erano posseduti solo da quattro operatori già in servizio presso il Comando Polizia Locale di Vieste. Dei quattro operatori, uno non è originario di Vieste e proviene dalla Polizia Locale di Roma Capitale, possessore anche del titolo di laurea”.
L’obiettivo della giunta sarebbe quello “di far diventare comandante o vice, una persona che sia innanzitutto originaria di Vieste”, ma soprattutto vicina alla presunta lobby di politici e imprenditori (quelli di “Vieste sei tu”) tirati in ballo in altri esposti. “Tutto ciò – si legge ancora -, per pilotare le funzioni di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza, al fine di impedire che il comandante informi l’autorità competente di situazioni delicate riguardanti i terreni demaniali gravati da usi civici, ma soprattutto a non relazionare all’autorità giudiziaria sugli abusi edilizi presenti in villaggi e lidi annessi a essi”.
Secondo chi scrive l’esposto, sarebbe stato “adottato un provvedimento illegittimo per monopolizzare il Corpo di Polizia Locale, ingerendo nelle funzioni di polizia giudiziaria, del vice comandante vicario e degli altri operatori”. E qui si legherebbe la “strumentale assenza della segnaletica stradale in alcune vie della città, tra cui via C. Battisti, mancante di segnali con divieto di sosta riferiti a suoli pubblici dati in concessione, dove l’ente incassa il canone ma non appone neanche la segnaletica per garantire il diritto a chi paga”.
Pesanti le accuse mosse verso quella che sarebbe un’azione amministrativa fortemente compromessa, “che agisce – è scritto nell’esposto – esclusivamente in favore del turismo che ingrassa i villaggi, ai danni del resto della cittadinanza”.
