“Profonde fibrillazioni tra le cosche, riferibili alle persistenti contese per il controllo del territorio”. Così la Direzione Investigativa Antimafia sulla criminalità organizzata della provincia di Foggia nell’ultima relazione pubblicata, secondo semestre 2018.
“Il ricorso all’intimidazione e all’uso indiscriminato di armi ed esplosivi, anche nei confronti di funzionari dello Stato e di Enti locali – si legge -, nonché di appartenenti alle Forze di polizia, sia da parte della criminalità organizzata che della delinquenza comune (che culminerà, il 13 aprile 2019, nell’omicidio a Cagnano Varano del Maresciallo Maggiore dei Carabinieri Vincenzo Di Gennaro), risultano anche sintomatici di un diffuso clima d’insofferenza verso le istituzioni: sembra ripetersi in Puglia l’evoluzione già sperimentata dalle mafie storiche in altre regioni del Meridione, con fasi di affermazione di una ‘giurisdizione territoriale’ alternativa, che passa attraverso forme di assoggettamento, di omertà e, più in generale, di devianza sociale”.
“Più efferata della ‘ndrangheta”
“Nella mafia foggiana – commentano i magistrati dell’Antimafia – sono riscontrate forme di emulazione dei ‘comportamenti’ ‘ndranghetisti: analoghi rituali di affiliazione, ripartizione dei ruoli, qualifiche e gerarchie definite con il gergo tipico della criminalità calabrese, come emerso nell’ambito dell’operazione “Decima Azione” del 30 novembre 2018.
Tuttavia, l’efferatezza con la quale la criminalità organizzata dauna continua a manifestarsi costituisce, ad oggi, il netto discrimen con la ‘ndrangheta, che sembra invece preferire una presenza silente sul territorio, evitando azioni eclatanti”.
Stando alla relazione della Dia, “nella tendenziale disomogeneità che contraddistingue i diversi gruppi operanti nelle province pugliesi, si registra, a fattor comune, una elevata specializzazione nel traffico di sostanze stupefacenti ed in quello delle armi, nonché nel reimpiego delle risorse che questi mercati generano. Nel traffico di stupefacenti e di armi, le mafie pugliesi hanno peraltro dimostrato una capacità di confrontarsi con altre organizzazioni mafiose più strutturate, ponendosi anche come punto di riferimento nella ‘erogazione di servizi’ connessi al rifornimento e allo smistamento della droga e, per quanto attiene alle armi, nel renderle clandestine, settore quest’ultimo nel quale si è affermata la criminalità cerignolana.
Restando al narcotraffico, gli stretti collegamenti tra le compagini criminali pugliesi e quelle albanesi continuano ad essere attestati dalle numerose operazioni (e dagli ingenti sequestri), che documentano un flusso costante di stupefacenti tra Italia ed Albania, paese primo produttore di marijuana al mondo, ma anche territorio di transito per l’eroina proveniente dall’Asia centrale e dall’Afghanistan destinata al mercato dell’Europa occidentale”.
Comuni mafiosi
Immancabile il passaggio sulle infiltrazioni mafiose negli enti comunali. In provincia di Foggia sono stati sciolti per mafia Monte Sant’Angelo nel 2015 e Mattinata nel 2018 e sono vicini alla stessa sorte anche Manfredonia e Cerignola. Inoltre non si esclude che lo Stato ponga presto attenzione su altre realtà della provincia.
“L’interesse della criminalità verso la pubblica amministrazione, già emersa in occasione dello scioglimento delle amministrazioni comunali di Monte Sant’Angelo e di Mattinata – scrivono i magistrati -, ha trovato riscontro, nel corso del semestre, nei numerosi provvedimenti interdittivi emessi dal Prefetto di Foggia nei confronti di imprese risultate in qualche modo condizionate dai sodalizi del posto. Si segnala, in particolare, il provvedimento disposto, per collegamenti con il clan Romito (ormai azzerato dopo la morte del boss Mario Luciano), nei confronti di un’impresa titolare di una concessione demaniale marittima per la gestione di uno stabilimento balneare (il lido Bagni Bonobo, ndr). La misura amministrativa è stata adottata in attuazione di un protocollo di legalità stipulato tra la Prefettura ed i comuni rivieraschi, inteso ad estendere la preliminare valutazione antimafia alle imprese che svolgono attività ricettive”.
Rapporti extraregionali e infiltrazioni in Lombardia
La crescita delle cosche foggiane è data anche dal potenziamento dei rapporti con le altre organizzazioni criminali, specie straniere. “Una particolare attenzione continua a meritare nel Foggiano il fenomeno del caporalato – si legge nella relazione -, oltre che per gli aspetti di illegalità che coinvolgono la filiera agricola, anche per i profili di ordine e sicurezza pubblica: le già ricordate stragi della strada del 4 e del 6 agosto 2018, nelle quali hanno perso la vita 16 giovani braccianti africani, ne sono un tragico esempio”.
Mentre nel focus sulla Lombardia è scritto: “Secondo una consolidata tendenza, in Lombardia non si registrano episodi delittuosi tali da far ipotizzare presenze significative della criminalità organizzata pugliese, che si manifesta episodicamente, nella quasi totalità dei casi per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti e contro il patrimonio. Una conferma in tal senso viene dagli esiti dell’operazione “Miracolo”, che ha coinvolto nelle attività di narcotraffico, oltre ai gruppi criminali calabresi, anche i Luongo di Manfredonia e, in qualità di promotore, un foggiano che, nel 2013, era stato arrestato insieme ad elementi di spicco del clan Magrini.
Nella regione, inoltre, si sarebbe stabilito da tempo il vertice del clan Piarulli (già Piarulli-Ferraro) di Cerignola (come scritto nell’articolo sul centro ofantino), attivo nel traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, nel riciclaggio di denaro in attività commerciali, nei furti di autovetture a scopo di estorsione, in assalti ai portavalori e rapine ai tir.
