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Home » La lavata di capo di don Ciotti alla provincia di Foggia: “Schieratevi! Il male non è solo di chi lo commette”

La lavata di capo di don Ciotti alla provincia di Foggia: “Schieratevi! Il male non è solo di chi lo commette”

Di Redazione
10 Settembre 2019
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Mafia e caporali, due mostri da abbattere. Due parole da cancellare. L’impegno di Libera continua a vent’anni dall’uccisione del 22enne Hyso Telharaj, morto ammazzato nelle campagne foggiane per non essersi piegato allo sfruttamento. A Bari e in provincia di Foggia, l’associazione contro le mafie ha promosso tre giornate di memoria e impegno dal titolo “Il dolce sorriso di Hyso Telharaj”. Ospiti Suzana e Ajet Telharaj – fratelli di Hyso Telharaj giunti dall’Albania per ricordare il loro fratello.

Ieri sera a Cerignola anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera che ha rivolto al pubblico un accorato appello a non abbassare mai la testa. “È importante sottolineare che il caporalato esiste ma dall’altro lato ci sono progetti che dimostrano che è possibile prendere strade diverse. Penso a realtà locali come “Pietra di scarto”e “Altereco”. Quando si vuole si riesce a diventare forza positiva. Ma sta a ciascuno di noi prendere coscienza. Ognuno deve prendere la propria responsabilità. Non si può delegare tutto a forze di polizia e istituzioni. Il ruolo di responsabilità ci chiama in gioco tutti. Una cosa è certa, siamo chiamati a schierarci. Quattro parole devono accompagnare il nostro cammino: conoscenza (non superficiale e per sentito dire), poi bisogna scegliere, decidere e schierarsi tutte le volte che siamo testimoni diretti e indiretti di una ingiustizia”. 

 

“Per schierarci bisogna conoscere, decidere e scegliere – ha continuato Ciotti -. Il male non è solo di chi lo commette ma anche di chi assiste senza fare nulla per contrastarlo. Impariamo tutti ad avere più coraggio. Non possiamo rifugiarsi in indifferenza, inerzia e ipocrisia. Hyso è morto perchè non ha rinunciato alla sua vita e non è stato zitto quando ha visto calpestati la libertà e la dignità dei suoi compagni. L’altro giorno c’è stato un arresto a Brindisi. Un pastore prendeva 1,50 euro al giorno. È successo l’altro giorno, non tanto tempo fa. E questo problema riguarda tutta l’Italia, non solo la Puglia. 

Schierarci, decidere, scegliere e conoscere riempie la nostra vita. Oggi è importante essere qui per dire che nessuno deve morire per queste violenze e sopraffazioni. Continuiamo a parlare di mafia da 163 anni e se non ci sarà una rivoluzione etica e culturale non ne usciremo mai. Allora cogliamo i segnali positivi che ci sono”, ha concluso il leader di Libera.  

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso nelle campagne del foggiano. Il giovane albanese era venuto in Italia per cercare lavoro. Era un bracciante agricolo che raccoglieva i frutti della terra della Capitanata. Hyso si svegliava ogni giorno che era ancora buio e lavorava senza sosta fino al tramonto, raccogliendo la frutta. I pochi soldi che guadagnava gli erano necessari per campare e per aiutare la famiglia. Non è stato ucciso dalla malattia o piegato dalla fatica come accade a tanti braccianti agricoli: Hyso è stato ucciso dai caporali perché non ha ceduto al loro ricatto. Era l’8 settembre del 1999.

“Hyso Telharaj è stato ucciso per il suo No ai caporali – il commento di Daniela Marcone, vicepresidente nazionale Libera -. Era l’8 settembre del 1999. Erano gli anni in cui non si parlava delle mafie di Foggia e ancor meno del danno incalcolabile che i caporali stavano facendo alla nostra terra, gestendo un potere di vita e di morte nei confronti di tante persone che erano invisibili perfino a noi pugliesi. Ecco perché l’uccisione di Hyso l’abbiamo avvertita come uno strappo violento che ci ha spinto a fare di più e la memoria di Hyso l’abbiamo costruita giorno dopo giorno nel nostro impegno in una terra bella ma difficile. Dopo venti anni da quell’8 settembre, vogliamo restituire alla famiglia di Hyso Telharay una storia che ha continuato a camminare, tracciando un solco, non solo in Puglia, ma in tanti luoghi del nostro Paese, dove i volontari di Libera hanno raccontato la scelta di Hyso come riferimento di resilienza e amore, esprimendo il senso di accoglienza e solidarietà che il costruire memoria non può non avere come significato più profondo. Una memoria – ha concluso Daniela Marcone – che permette al passato di raccontare il presente, di avvertire che il suo “no” può farci compagnia quando sceglieremo di lottare per la dignità di tutti, di contrastare il caporalato, perché avvertiremo la richiesta del caporale pesare nelle nostre scelte di consumatori responsabili”.

Tags: caporaliDon CiottiFoggiamafia
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