Un ambulatorio e due palestre, con un nutrito gruppo di specializzandi a gestire il flusso non troppo sostenuto dei pazienti. Qui, tra il primo piano e il sottoscala del Colonnello D’Avanzo, è stato immaginato il “primo polo di riabilitazione robotica pubblica del sud Italia”. Così lo hanno battezzato da viale Luigi Pinto qualche tempo fa.
I lavori procedono, mentre alcune delle grandi macchine sono ferme dal giorno della consegna. Gli Ospedali Riuniti hanno approfittato delle risorse europee disponibili per acquistare apparecchiature per oltre 4 milioni di euro. Ma Esoscheletri, guanti e letti robotici, salette con la realtà virtuale, tapis ruolant e sistemi di stimolazione elettrica, seppur collaudati a dicembre 2018, lavorano in sordina. Da allora, infatti, sono stati trattati solo una trentina di pazienti.
“Siamo all’80 per cento – dichiara il direttore generale del policlinico, Vitangelo Dattoli – purtroppo abbiamo avuto qualche rallentamento scaturito dalla necessità di una delibera di Giunta regionale. Noi siamo partiti, ma lentamente. Ora con l’arrivo del personale saremo operativi al 100 per cento”.
Questa settimana, secondo quanto ci viene riferito, saranno operativi 14 fisioterapisti. Dovranno essere formati “nel giro di una settimana, poi potranno trattare i primi pazienti”. A regime, ne dovranno essere 40. Ma solo dopo i lavori di ristrutturazione che interesseranno il plesso che – non si sa in quanto tempo – sarà completamente riqualificato. Nel progetto è previsto lo spostamento dell’intero reparto da viale Pinto al D’Avanzo, con l’aumento dei posti letto dagli 8 attuali a 18.
Solo allora si potrà chiudere la “filiera” con il trattamento degli acuti e con il servizio ambulatoriale aperto agli esterni. “Stiamo sviluppando un servizio di neuroriabilitazione per trattare le principali patologie (ictus, parkinson, sclerosi multipla e lesioni midollari principalmente) in regime ambulatoriale. Abbiamo gestito alla grande i fondi europei – ha spiegato a l’Immediato Andrea Santamato, docente che ha seguito ‘personalmente’ l’intero progetto -, quando contattavamo le aziende del Nord e raccontavamo l’idea rimanevano di sasso, ci chiedevano se davvero esistesse un polo del genere nel pubblico, visto che finora se n’è occupato solo il privato. Noi abbiamo acquistato quello che ci chiedeva la gente – precisa -, però queste apparecchiature devono essere usate. E soprattuto bisogna saperle usare. Altrimenti è come avere la macchina migliore in Formula 1, ma senza pilota e meccanici; o, viceversa, piloti bravissimi e la macchina che non va. Quindi la difficoltà negli avvisi pubblici per la selezione del personale è appunto quella di riuscire a creare un’equipe. Siccome ci sono dietro io, la mia faccia sia a livello regionale che di ospedale e nei confronti dei pazienti, stiamo cercando di far partire tutto… Per il 50 per cento questo servizio è già partito prima dell’estate, per via del personale esiguo a disposizione”.
Per il docente barese, Foggia è una “sperimentazione”. “A regime prevedo di trattare 25 persone al giorno, considerando che un fisioterapista può gestire 2-3 persone contemporaneamente”. “Noi siamo un centro di riferimento per la spasticità, facciamo trattamenti con farmaci alla tossina botulinica – conclude -, circa 300 pazienti che ripetono il trattamento 3-4 volte l’anno e quindi sono già conosciuti dalla struttura e potranno usufruire del servizio”. Ma bisognerà aspettare ancora un po’. Con il “sogno” del polo della riabilitazione legato ai tempi per i lavori di ristrutturazione del Colonnello D’Avanzo. Mentre la tecnologia corre a ritmi record, affannando ogni tentativo di rincorsa. (In foto, le macchine in funzione e la sede degli ambulatori)
