Cerignola sciolta per mafia. E Manfredonia? La città del golfo resta in attesa. Forse già la prossima settimana potrebbero giungere novità da Roma. Ma il destino sembra segnato. A meno di colpi di scena, sarà il quarto comune della provincia di Foggia colpito dal provvedimento ministeriale di scioglimento (dopo Monte Sant’Angelo, Mattinata e Cerignola). Ad oggi, infatti, non è giunta nessuna richiesta di archiviazione del procedimento in atto a Palazzo di Città, pertanto tutto lascia presagire che l’assise verrà sciolta per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Storie molto diverse quelle di Manfredonia e Cerignola. Al contrario del centro ofantino, dove la relazione ha messo al centro il ruolo del sindaco Franco Metta, a Manfredonia non ci sarebbero atteggiamenti compromettenti e gestioni vischiose della cosa pubblica attribuibili al primo cittadino dimissionario, Angelo Riccardi. Le vicende verterebbero in modo particolare su singoli consiglieri comunali. Un vaglio doveroso, quello della commissione, vista la vicinanza di membri dell’assise con esponenti della malavita, alcuni persino coinvolti in stragi di mafia. Rapporti che non afferiscono direttamente con la sfera politica ma che ovviamente lasciano riflettere gli inquirenti. D’altronde lo scopo della legge è che non ci siano commistioni con la malavita e che la macchina amministrativa resti totalmente candida. I mafiosi non dovrebbero nemmeno pensare di poter interagire con gli amministratori. Cosa che non sarebbe avvenuta a Manfredonia.
Ma nella relazione ci sarebbero numerosi riferimenti a vecchie vicende giudiziarie, in realtà ormai morte e sepolte da anni e che non considerano i nuovi assetti criminali e la nascita di giovani clan, ben più efferati dei predecessori. In molti casi questioni che non fanno altro che divorare parenti ed eredi che avrebbero solo voglia di gettarsi alle spalle il passato per guardare avanti. Molti di essi, infatti, trascorrono una vita del tutto estranea e lontana dagli ambienti criminali.
