51 arresti da inizio anno ad oggi. Numeri che di solito si raggiungono in tre o quattro anni. Questo grazie alla nuova organizzazione di contrasto al caporalato. Oggi a Bari, i carabinieri della Legione Puglia, insieme ai comandanti provinciali di Foggia, Bari, Lecce, Brindisi e Taranto, hanno snocciolato alcuni dati.
Nel capoluogo dauno 2 arresti, 170 lavoratori controllati e ammende per 207.996 euro. A Bari e Bat 9 arresti, 264 lavoratori controllati e oltre 1,3 milioni di sanzioni. A Brindisi 4 arresti, 210 lavoratori controllati e 335.347 euro di ammende. A Taranto un boom di 33 arresti, 147 lavoratori controllati e ammende sopra il milione e mezzo. Infine a Lecce, 3 arresti e 176 lavoratori controllati. Multe per 355mila euro.
“Quest’anno, per evitare quanto successo in Capitanata lo scorso anno (due incidenti mortali per un totale di 16 morti durante l’estate 2018), è stato costituita una task force in ogni provincia dai carabinieri della Legione Puglia coadiuvati dai colleghi dell’Ispettorato del Lavoro. Un’unione di forze che ha portato idee e risorse”. Così ha esordito Alfonso Manzo, comandante Legione Puglia, parlando ai cronisti.
“In pochi mesi abbiamo ottenuto risultati che di solito si raggiungono in tre o quattro anni. Oltre 50 arresti, un terzo composto da imprenditori che sfruttavano i lavoratori. Abbiamo acceso un riflettore anche sulla pastorizia scoprendo che alcuni dipendenti venivano trattati alla stregua degli animali che governavano. Ma per fortuna – ha aggiunto Manzo – la legge sul caporalato funziona bene”.
La task force ha avuto gli effetti sperati grazie ad un lavoro capillare e molto faticoso: “I nostri uomini hanno fatto la stessa vita dei braccianti. Partenza alle 3 del mattino, monitorando greggi e campi di lavoro fino a quando è stata constatata la violazione dei diritti umani dei lavoratori. A quel punto siamo intervenuti”.
E a Foggia? “In Capitanata abbiamo svolto un lavoro ancora più preventivo. Abbiamo estromesso dal giro tutti i sistemi di trasporto illeciti, sequestrando numerosi mezzi che non avevano i requisiti per circolare. Abbiamo avuto un incidente mortale ma con auto tradizionale in quanto il trasporto con pulmino (ribattezzi furgoni killer) è stato perseguito senza tolleranza. Insomma, un progetto che ha funzionato e che vorremmo replicare anche nelle prossime stagioni e in periodi nei quali alcune colture richiedono grandi flussi di manovalanza“.