“Essere accusati per il semplice fatto di fare segreteria”. È questo il rammarico tra i denti del consigliere Napi Cera, cui sono stati revocati i domiciliari, ma che è costretto, per l’obbligo di dimora, a rimanere nella valle di San Marco in Lamis.
La decisione dei giudici ha intrappolato non solo il politico sammarchese nel suo paese natio garganico, ma anche il primo dei non eletti della lista del cuoricino, Luigi Buonarota, che non ha mai sperato di avanzare per le disgrazie altrui, ma che aveva cominciato a pregustare la surroga in Consiglio regionale.
Con l’obbligo di dimora, ora, il centrista non potrà comunque recarsi a Bari per le sedute, ma neppure decade. Per la Legge Severino la sua posizione resta sospesa.
“Faremo appello”, annuncia Cera. La sospensione non prevede la surroga, ed infatti c’è stato già un caso in consiglio regionale, alla fine della scorsa legislatura quando Fabiano Amati fu sospeso perché condannato in primo grado.
Secondo la norma per coloro che sono in carica basta anche una condanna non definitiva per l’attuazione della sospensione che può durare per un massimo di 18 mesi. Ma in Puglia si voterà prima dello scadere dei 18 mesi.
