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Home » Forza e coraggio del volontario foggiano Gianpaolo Longhi in Etiopia: “La mia lotta per le donne sfruttate”

Forza e coraggio del volontario foggiano Gianpaolo Longhi in Etiopia: “La mia lotta per le donne sfruttate”

Di Redazione
30 Novembre 2019
in Cultura&Società
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ciao ciao: "" -

“Emigrare è un diritto e non può essere impedito a nessuno, ma lo è anche restare a casa propria e ritagliarsi un futuro, se ci sono le possibilità”, parola di Gianpaolo Longhi, foggiano, volontario dell’anno Focsiv 2019. È il più giovane cooperante italiano capomissione in un paese estero, precisamente ad Addis Abeba, in Africa. Di Foggia, ha 32 anni ed è scout da quando ne aveva 11. È in Etiopia da due anni. Dopo la laurea in Economia aziendale nel capoluogo dauno è partito per l’Erasmus a Vilnius, in Lituania e poi ha conseguito il master sulla gestione dei fondi europei a Varsavia. Lavora con la cooperativa sociale Camelot di Bologna come financial manager dove incrocia da vicino i temi dell’integrazione dei migranti e della loro inclusione lavorativa.

“In Etiopia cerchiamo di lavorare senza logiche assistenzialiste, ma formando le persone e responsabilizzandole – si legge sulle pagine di Famiglia Cristiana -. Qui non c’è la concezione individualista che prevale in Europa, ma uno spirito comunitario molto forte che sto rimparando. I miei collaboratori sono tutti etiopi, l’unico straniero sono io. Dico sempre che non lavoro per qualcuno ma con qualcuno”.

Lungo focus sulla questione delle lavoratrici domestiche e sui temi che si mescolano alla vicenda: il lavoro minorile, la cultura etiope che giudica normale lavorare come domestica anche senza un salario, la necessità di guadagnare, l’assenza di una legge. “Seguivo il progetto Sprar e Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione) per garantire un’accoglienza integrata dei migranti, dal sostentamento alla tutela legale, dai corsi di italiano alle azioni di formazione e supporto lavorativo”.

Le cosiddette Domestic Workers stanno ottenendo molti risultati positivi sul campo dei diritti, ad esempio avere un contratto di lavoro ed uno stipendio. Molte di loro sono praticamente schiave. “Spesso sono maltrattate e non pagate. Se emigrano finiscono nelle grinfie dei trafficanti. Da ex Scout il mio motto è ‘Fare sempre del nostro meglio’. Questa è la mia lotta per le invisibili”.

Tags: Donne sfruttateEtiopiaFamiglia cristianaFoggiaGianpaolo Longhivolontario
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