Capi, organizzatori e bracci operativi dei clan foggiani nel processo “Decima Azione”. I pm della DDA Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano hanno avanzato le richieste di condanna per 25 esponenti della “Società”, organizzazione mafiosa nata nel capoluogo dauno nel lontano 1979, slegata dalla Sacra Corona Unita e in affari con organizzazioni criminali calabresi e campane. Una mafia forte, definita dai magistrati “del sangue e degli affari”, con solidi collegamenti in provincia di Foggia, alleata ai gruppi del Gargano e di San Severo.
L’altro giorno a Bari, nel corso del processo con rito abbreviato scaturito dal blitz “Decima Azione” del 30 novembre 2018, i pubblici ministeri hanno chiesto un totale di circa 305 anni di carcere per gli imputati. Abbiamo già anticipato su questa testata le richieste avanzate per i capi, ma non vanno sottovalutati coloro i quali per anni hanno bussato fisicamente alla porta di imprenditori e commercianti della città per chiedere il pizzo. Una sola vittima si è costituita parte civile ed è ora sotto scorta, altri, forse per timore, hanno rinunciato a questo diritto. Presenti, invece, Regione Puglia, Comune di Foggia, Confindustria Puglia, Confindustria Foggia, l’associazione Panunzio e la Fondazione Antiracket Puglia.
Alla sbarra personaggi ben noti agli inquirenti, alcuni dei quali indicati dai pm come “organizzatori” dell’attività malavitosa all’interno delle tre batterie della “Società”: i Sinesi-Francavilla, i Moretti-Pellegrino-Lanza e i Trisciuoglio.
La DDA non ha dubbi, i boss indiscussi sono Rocco Moretti, 68 anni, “Il porco” per il quale sono stati chiesti 16 anni e 8 mesi per mafia (quale capo), concorso in una estorsione e detenzione pistola; Vito Bruno Lanza, 65 anni, “U lepr'” (padre di Savino e Leonardo): 14 anni per mafia (quale capo); Roberto Sinesi, 57 anni detto “Lo zio”, 14 anni per mafia. I primi due al vertice dei Moretti-Pellegrino-Lanza (l’altro capo è Vincenzo Pellegrino alias “Capantica”), il terzo leader della batteria Sinesi-Francavilla. Clan spesso in lotta tra loro ma anche capaci di interagire attraverso alcune figure trasversali, a volte centrali negli affari, soprattutto alla luce della detenzione di Moretti e Sinesi, entrambi al 41 bis per altri processi, “Il porco” in cella a L’Aquila, “Lo zio” dietro le sbarre di Rebibbia.
Le richieste della DDA hanno riguardato anche i più stretti parenti dei boss e i fedeli sodali. Tra questi Leonardo Lanza, 39 anni: 12 anni per mafia e Savino Lanza, 35 anni: 12 anni per mafia, entrambi figli di “U’ lepr'”.
Ci sono poi Francesco Sinesi, 34 anni (figlio di Roberto): 12 anni per mafia e Cosimo Damiano Sinesi, 34 anni (nipote del boss e cugino di Francesco): 10 anni per mafia. E ancora, Alessandro Moretti, 27 anni, “Sassolin” (nipote di Rocco): 10 anni per mafia e Antonio Salvatore, 28 anni, soprannominato “Lascia Lascia” (genero dei Francavilla): 10 anni per mafia e concorso in una estorsione. Tra gli elementi di spicco anche uno dei figliocci di Rocco Moretti, il 41enne Massimo Perdonò: 16 anni per mafia (quale organizzatore), detenzione illegale di una pistola e concorso in due estorsioni. L’uomo è già agli arresti con l’accusa di aver tentato di ammazzare Giovanni Caterino, presunto basista della strage di San Marco in Lamis.
Spicca inoltre la richiesta a 18 anni di carcere per mafia (la più pesante tra quelle presentate dai pm) a carico del “morettiano” Francesco Tizzano, 47 anni, quale organizzatore. Su di lui pendono un’accusa di concorso in detenzione di armi e tredici di concorso in estorsione e tentata estorsione.
Tutte le altre richieste della DDA
Angelo Abbruzzese, 71 anni: 4 anni per concorso in detenzione illegale e ricettazione di una pistola con esclusione dell’aggravante della mafiosità; Francesco Abbruzzese, 42 anni, detto “Stuppin” (figlio di Angelo): 14 anni per concorso in armi, un tentativo di estorsione e mafia; Alessandro Aprile, 35 anni, detto “Schiattamurt”: 16 anni e 8 mesi per mafia (quale organizzatore) e concorso in sei estorsioni e tentativi di estorsione; Luigi Biscotti, 43 anni: 12 anni per mafia; Emilio Ivan D’Amato, 45 anni: 12 anni per mafia e concorso in cinque estorsioni e tentativi di estorsione.
E ancora, Domenico D’Angelo, 26 anni: 6 anni per concorso in estorsione; Ciro Francavilla, 44 anni: 14 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in estorsione; Giuseppe Francavilla, 40 anni (fratello di Ciro): 14 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in estorsione; Ernesto Gatta, 45 anni: 16 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in due estorsioni e un tentativo di estorsione; Antonio Miranda, 61 anni: 6 anni e 8 mesi per concorso in una estorsione; Raffaele Palumbo, 35 anni: 6 anni e 8 mesi per concorso in estorsione; Francesco Pesante, 31 anni, detto “U’ sgarr”: 14 anni per mafia e concorso in tre estorsioni; Fausto Rizzi, 39 anni: 10 anni e 8 mesi per mafia e concorso in un tentativo di estorsione.
Infine, Patrizio Villani, 41 anni, allevatore di San Marco in Lamis: 12 anni per mafia. L’uomo è già stato condannato in primo grado, in altro procedimento penale, a 30 anni in quanto ritenuto dai giudici uno degli esecutori materiali dell’agguato nel bar H24 di via San Severo dove morì Roberto Tizzano e rimase ferito Roberto Bruno. Un fatto di sangue scaturito per vendicare il tentato omicidio del boss Roberto Sinesi. (In alto, da sinistra, Rocco Moretti, Roberto Sinesi, Francesco Sinesi, Vito Bruno Lanza, Leonardo Lanza e Alessandro Moretti; sotto, Ciro Francavilla, Giuseppe Francavilla, Massimo Perdonò, Francesco Pesante, Antonio Salvatore e Patrizio Villani)
