Lettera dell’avvocato Luigi Marinelli dopo l’articolo che ricostruiva i precedenti fatti di cronaca riguardanti Roberto D’Angelo detto “Scipione”, venditore di auto foggiano ucciso la sera del 2 gennaio scorso. Il legale precisa alcuni punti relativi ai suoi assistiti, coinvolti nel 2016 in un’operazione di polizia.
Spettabile signor Direttore
spett.le Redazione.
Buongiorno,
sono l’avv. Luigi Marinelli di Torremaggiore, Vi scrivo su richiesta del mio assistito Di Gennaro Luigi e dei suoi parenti affinché, facendo seguito agli articoli pubblicati il 3 gennaio relativamente all’evento di cronaca della morte/uccisione del signor D’Angelo, laddove nel rappresentare eventi pregressi che hanno visto coinvolta la vittima fate riferimento al fatto di cronaca del 2016:
“Vincenzo D’Angelo fu minacciato da personaggi di spicco della mafia foggiana come Rodolfo Bruno, Antonio Salvatore e Alessandro Aprile, il primo (ucciso a novembre 2018) del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, gli altri due gravitanti nella batteria Sinesi-Francavilla. I tre, coadiuvati da Cristian Malavolta e Luigi Di Gennaro, rispettivamente di Oggiono e Torremaggiore, furono arrestati con l’accusa di aver costituito un’organizzazione criminale nel tentativo di estorcere denaro a D’Angelo, titolare dell’autoparco in questione”.
(rif. L’Immediato del 3/1/20)
