Emessa la sentenza del processo “Caino e Abele”, assolto Maurizio Correra. L’uomo, secondo la Procura di Foggia, inviò due persone a uccidere il fratello Massimo, noto cardiologo della città. Un fatto di cronaca risalente al 27 maggio 2018. Per questo episodio, il giudice Carmen Corvino (la stessa che come componente del collegio già in passato aveva assolto con formula di dubbio Correra per un altro procedimento) ha condannato a 10 anni di reclusione gli esecutori materiali del tentato omicidio, Haxhire Tusha, 61enne albanese domiciliata a Foggia e il figlio 25enne Shpetim Rizvani. Per l’accusa furono ingaggiati per uccidere il medico in cambio di 5mila euro. Maurizio Correra, ben noto agli inquirenti per precedenti di polizia (non ha mai subito condanne) si è salvato da una pesante pena. Il pm aveva chiesto 7 anni a testa per i tre imputati ma mentre i due albanesi hanno subito una stangata ulteriore, il presunto mandante ne è uscito pulito.
La Tusha e Rizvani prima dissero che Maurizio Correra commissionò loro l’agguato in cambio di 5mila euro, poi sostennero d’essere stati ingaggiati per 2mila euro dal medico per simulare il tentato omicidio ai suoi danni.
Intercettazioni e dichiarazioni auto accusatorie non hanno dato scampo ai due albanesi; l’aver cambiato versione ha giovato al solo Correra. La pena di 10 anni conferma l’esistenza di un tentato omicidio; la simulazione di reato sarebbe costata non più di 3 anni di carcere. I due albanesi erano lì per ammazzare il cardiologo e la dura condanna evidenzia proprio questo aspetto.
In buona sostanza un mandante c’era ma le dichiarazioni ritrattate hanno ingenerato un dubbio sulla posizione di Maurizio Correra. La giurisprudenza spiega che per le chiamate in correità è richiesto che l’imputato non ritratti.
L’impostazione accusatoria è stata dunque confermata e il giudice non ha riconosciuto ai due albanesi nemmeno le attenuanti generiche, proprio perché hanno cambiato la versione favorendo così la posizione del presunto mandante. Una mossa che li ha penalizzati, tanto che la pena è più alta rispetto a quella chiesta dalla procura.
Il processo si chiude con il colpo di scena ma anche con il paradosso che i due albanesi sono stati condannati per aver tentato un omicidio su incarico di Correra, quest’ultimo assolto per una particolarità delle norme processuali. Si prevede il ricorso in appello della Procura di Foggia. (In alto, il luogo del tentato omicidio in via Vittime Civili e i tre imputati)
