Brusco stop per il processo al boss di Vieste, Marco Raduano, 36enne alias “Pallone” capo del clan omonimo. L’uomo, attualmente detenuto nel carcere di Nuoro, si trova alla sbarra con l’accusa di aver trafficato e spacciato notevoli quantitativi di droga. Reati aggravati dalla mafiosità. Raduano ha scelto il rito abbreviato (sconto di un terzo della pena) e assiste in videoconferenza al procedimento penale che si sta svolgendo a Bari. Nelle scorse ore è cambiato il giudice, il gup Francesco Pellecchia ha assunto un nuovo incarico ed è stato sostituito da Valeria La Battaglia. Il processo riparte praticamente da zero, prossima udienza a marzo quando il pm della DDA, Ettore Cardinali ribadirà la richiesta di 20 anni di carcere per il boss. 20 anni è anche la richiesta per il numero due del clan, Liberantonio Azzarone detto “Antony”, nipote di Raduano. 13 anni per il 26enne Gianluigi Troiano e 4 per il padre Luigi, 56enne.
Il processo sta scoperchiando gli affari illeciti lungo l’asse Cerignola-Gargano. Già noti i legami tra banditi del centro ofantino e membri del clan dei mattinatesi; adesso, però, spunterebbero contatti anche con il gruppo criminale di Vieste. Raduano e soci, infatti, si sarebbero riforniti di stupefacenti proprio dalla malavita cerignolana.
Per i magistrati antimafia, il giovane boss ha “promosso, diretto e organizzato l’associazione, procurandosi da Cerignola la droga da smerciare a Vieste – si legge nelle carte giudiziarie -; mantenendo i contatti con fornitori e intermediari; interagendo con altri gruppi criminali; procurando i mezzi di trasporto della droga; decidendo il prezzo dello stupefacente e i corrispettivi per i sodali”. Azzarone avrebbe fornito la droga agli spacciatori al dettaglio mentre Gianluigi Troiano avrebbe “individuato i luoghi idonei per nascondere lo stupefacente”.
Si parla della detenzione di circa 152 chili di marijuana sequestrati dai carabinieri a ottobre 2017 in località “Molinella” a Vieste. Raduano e Azzarone rispondono anche della detenzione ai fini di spaccio di 818 grammi di cocaina (ricavabili 3959 dosi) sequestrati a marzo del 2018 in contrada “Palude Mezzane”. Inoltre, ci sono gli 814 grammi di cocaina, i 18 chili di marijuana e i 6 chili e mezzo di hashish sotto sequestro a maggio 2018.
Ancora Raduano e Azzarone sono accusati di detenzione dell’arsenale sequestrato a casa di un presunto sodale: mitra “Kalashnikov Ak47” con silenziatore e due caricatori con 47 proiettili; un fucile a pompa calibro 12; e due pistole semiautomatiche marca “Beretta” calibro 9×21 (una rubata e l’altra con i numeri di matricola limati). Raduano risponde poi, in concorso con Gianluigi Troiano, di una seconda imputazione di porto illegale di una pistola, nascosta in un albero; e infine anche di aver violato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in paese cui era sottoposto nel 2018 per aver guidato una Audi nonostante la patente sospesa.
I quattro viestani furono fermati il 7 agosto del 2018 dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia e dai colleghi della tenenza di Vieste su decreti di fermo spiccati dalla DDA. Raduano è ampiamente citato anche nella recente ordinanza cautelare “Neve di Marzo” che ha portato a ben 15 arresti nel mondo della malavita viestana: in carcere numerosi appartenenti al clan di “Pallone”. Giovani spregiudicati pronti a tutto per controllare il traffico di droga ed ammazzare i rivali del clan Iannoli-Perna, questi ultimi ormai dimezzati dagli arresti dei cugini Giovanni e Claudio Iannoli e dall’uccisione del giovane boss, Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, ammazzato il 26 aprile 2019. (In alto, Raduano al centro tra Azzarone e G.Troiano; sullo sfondo, Vieste e Cerignola)
