Lo studioso foggiano Luigi Paglia ha vinto il prestigioso Premio Salvatore Quasimodo 2019 per la sezione saggistica. La giuria è stata presieduta da Alessandro Quasimodo, figlio del poeta.
L’opera. Il grido e l’ultragrido è il titolo dell’impeccabile studio su Giuseppe Ungaretti di Paglia (Le Monnier Università – Mondadori). Il titolo è poetico, ma il sottotitolo spiega che si tratta non di un commento interpretativo mimetico della poeticità del poeta-uomo di pena (l’uomo del “grido e dell’ultragrido”), ma di un’analisi a impianto eminentemente critico-filologico di livello accademico. Duecentosessantacinque pagine di ermeneutica testuale esemplare, che squadernano tutto ciò che Ungaretti ha scritto e detto. Col massimo dell’acribia e con una completezza esemplare in fatto di bibliografia critica.
“Nel binomio grido-ultragrido, che dà il titolo al libro, è proposto il diagramma emotivo e stilistico delle opere poetiche ungarettiane oscillanti dialetticamente tra il dolore della vita (d’abissale pena soffoco) e il suo superamento nell’ultragrido metafisico il quale è paragonabile ad un ultrasuono che nel campo fisico va al di là della percezione umana. Le varie raccolte ungarettiane, dal Sentimento al Taccuino del Vecchio, pur nell’inevitabile progressione e differenziazione dovute al fluire delle esperienze esistenziali e letterarie dell’autore, presentano una linea di continuità o di coincidenza delle ‘strutture profonde’ che vengono precisate nelle introduzioni globali ad ogni raccolta, nelle quali sono delineati anche il processo genetico e le modalità stilistiche, oltre all’organismo logico-semantico, al sistema archetipico-simbolico e al meccanismo spazio-temporale, così che il mosaico di tutte le composizioni ungarettiane analizzate viene ricondotto alla globalità interpretativa macrotestuale”.
