Vittoria della Prefettura di Foggia e buco nell’acqua dei legali di Riccardi che vedono già naufragate le possibilità di ribaltare la decisione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia. I giudici del Tar Lazio non si sono espressi sulla richiesta di sospensiva presentata dai ricorrenti, anzi a breve entreranno nel merito, con sentenza a breve, rispetto all’eccezione formulata dall’Avvocatura dello Stato sulla inammissibilità a ricorrere da parte degli ex amministratori.
Questi ultimi speravano di sospendere gli effetti dello scioglimento ma così non sarà. Il motivo è semplice, tutti i membri dell’assise comunale erano ampiamente decaduti in seguito alle dimissioni del sindaco avvenute alcune settimane prima del provvedimento ministeriale. Dimissioni che si sono rivelate un vero e proprio autogol in quanto adesso Riccardi non è legittimato ad opporsi.
Intanto, bisognerà aspettare il prossimo 25 febbraio per l’udienza nel Tribunale di Foggia sulla richiesta di incandidabilità presentata dal Ministero dell’Interno per Riccardi e altri due (LEGGI QUI). I tre politici rischiano di dover rinunciare alle prossime elezioni ma in caso di condanna potranno ricorrere in appello e, infine, davanti alla Corte di Cassazione.
Di contro, a Cerignola, gli amministratori erano regolarmente in carica al momento dello scioglimento; Metta attende la decisione del Tar che a luglio si esprimerà sulla richiesta di illegittimità del documento prefettizio. (In alto, il prefetto Raffaele Grassi, Riccardi e l’ex vicesindaco Zingariello; sullo sfondo, Palazzo San Domenico)
