Oltre quattro ore di interrogatorio nel Commissariato di Manfredonia, per ricostruire l’omicidio del consulente del lavoro Vincenzo Paglione.
Per l’intero pomeriggio Biagio Cipparano, 51 anni, ex autotrasportare – oggi magazziniere – ha raccontato davanti agli investigatori e al pm Maria Giuseppina Gravina le ore che hanno preceduto l’aggressione mortale nello studio di Lungomare Nazario Sauro.
Due o tre sarebbero stati i fendenti mortali sferrati all’addome e al petto di Paglione, dopo una discussione. Il consulente del lavoro avrebbe cercato la salvezza, riuscendo a raggiungere l’androne del portone, mentre l’omicida – ora reo confesso – si dava alla fuga, per poi costituirsi presso il commissariato. Proprio qui, accompagnato dal legale di fiducia Angelo Salvemini, Cipparano avrebbe spiegato le ragioni del movente.
“Il mio assistito – spiega il legale a l’Immediato – non aveva mai accettato la crisi coniugale con la moglie, da cui si era separato formalmente due mesi fa, con la sottoscrizione di un accordo. La signora aveva deciso di andare via di casa, insieme con due dei figli. Il maggiore di questi, invece, era rimasto in casa con il padre. Cipparano – è emerso nel corso dell’interrogatorio – già da tempo manifestava problemi di insonnia, idee suicidarie. Un grave problema di salute del figlio minore e il sospetto che l’ex coniuge frequentasse la vittima avevano esasperato il suo stato psicologico, nell’ultimo periodo”.
Nel corso dell’interrogatorio, Cipparano ha raccontato di “essersi alzato all’alba, dopo l’ennesima notte insonne e di aver preso le compresse per la pressione. Ha spiegato agli investigatori – sottolinea il legale – di aver preso un coltello col proposito di ammazzarsi. Ha girovagato in un bar, incontrato un amico. Ha poi chiamato l’ex moglie alle 8:30, nell’ennesimo tentativo di ricucire il rapporto, non riscontrando la reazione sperata. Nel suo girovagare è transitato sotto lo studio di Paglione e lì ha deciso di incontrare l’uomo – amico di famiglia – per un confronto sui suoi sospetti”.
Un confronto sfociato in un’aggressione letale per cui – a quanto è dato sapere – non ci sarebbero testimoni. “Il mio assistito – conclude l’avvocato Salvemini – ha sottolineato agli inquirenti che la vittima lo avrebbe affrontato con un atteggiamento poco gradevole, raccomandandosi di non fare scenate nel caso in cui l’avesse incontrato in compagnia dell’ex coniuge. Dopo l’aggressione ha tentato anche di aiutarlo, ma poi è stato più forte l’istinto di fuggire. Ora appare confuso, piange di continuo. Ha ripetuto più volte che non aveva intenzione di uccidere”.
Intanto, mentre continuano le indagini per trovare riscontro alla versione dell’omicida, si attende la convalida dell’arresto, che dovrebbe arrivare nelle prossime ore. Convalida che Biagio Cipparano attenderà in una cella del carcere di Foggia. (In alto, da sinistra, Paglione e Cipparano; sullo sfondo, il luogo dell’omicidio)
