A cinque giorni dalla rivolta del carcere di Foggia, da cui sono evasi 72 detenuti (attualmente ne sono ricercati ancora 4, ndr) e in cui sono stati provocati dai detenuti danni per circa un milione di euro, vengono a galla episodi che potevano rendere una giornata drammatica ancora più tragica. Lo rende noto il segretario nazionale del SAPPe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Puglia, Federico Pilagatti.
“Come tutti sanno nelle rivolte delle carceri di Modena e Rieti sono morti 12 detenuti a causa dell’abuso di sostanze stupefacenti sottratte dalle infermerie dei penitenziari durante le rivolte. Anche a Foggia – sottolinea Pilagatti – poteva accadere quanto avvenuto negli altri penitenziari e sarebbe stata una tragedia nella tragedia, se non ci fosse stato l’intervento di alcuni poliziotti, infermieri e sanitari che, a rischio della propria vita, visto cosa stava accadendo, hanno immediatamente provveduto a mettere sotto chiave il metadone e tutti i medicinali ‘pericolosi’ nonostante i detenuti si fossero avvicinati paurosamente all’infermeria. Come pure deve essere chiarito l’andirivieni, per tutta la giornata di lunedì, dei detenuti presso la sezione femminile (sono stati forzati alcuni cancelli, ndr) e la presenza di alcune detenute alle sezioni maschili.
Mercoledì – prosegue il segretario del SAPPe – i poliziotti di Foggia e delle altre carceri, hanno riconquistato un pezzetto di legalità che rischia di essere effimera se lo Stato per conto dei suoi rappresentanti Ministro della Giustizia e Capo DAP, non prende i dovuti provvedimenti più volte richiesti dal nostro sindacato e mai arrivati.
Non vorremmo che ancora una volta invece di affrontare e risolvere la questione dei penitenziari italiani, ci si lavi le mani come giuda, e si facciano provvedimenti di clemenza con l’uscita di migliaia di detenuti che non risolvono nessun problema, ma che determinano la sconfitta dello Stato che invece di garantire un espiazione della pena nel rispetto della legge e della dignità delle persone, prende una scorciatoia che ripresenterà il problema ancora più devastante dopo pochi mesi.
Peraltro – conclude – con ciò si bastoneranno le vittime di reati che non avranno mai piena giustizia, ed i poliziotti penitenziari che nonostante la professionalità, l’abnegazione ed il sacrificio, continueranno a rimanere in ostaggio dei detenuti, senza alcuna possibilità di far rispettare la legge per colpe assai precise”.
