“Mio padre è bloccato sulla nave da crociera al porto di Dubai”. A scrivere alla redazione è il figlio del marinaio Pio Riccardi, che da fine febbraio sarebbe impossibilitato a tornare a casa per via dell’emergenza Covid-19. Con lui ci sarebbero diversi colleghi italiani. “La situazione è drammatica – racconta -. La nave è infetta ogni giorno sempre più, ci sono tanti casi in isolamento, a causa di questa situazione. Li tengono isolati nelle cabine con poco cibo a disposizione”.
“La compagnia – prosegue – per diverse volte ha rinviato il rimpatrio, ci tengono sequestrati in una cabina senza volerci effettuare i tamponi e tenerci in sicurezza. Peraltro, non siamo stipendiati dal 01 aprile 2020. Qui rischiamo la vita ogni giorno e abbiamo anche la preoccupazione a casa per quanto riguarda a livello economico visto che non siamo stipendiati. Ci hanno revocato il Visa e ci hanno annullato il contratto di lavoro. Il comandante della nave non ci aggiorna della situazione – continua ancora – e sembra intenzionato a non voler chiamare la compagnia per inoltrare le richieste per i tamponi”.
“Noi vogliamo tornare a casa in sicurezza – conclude – visto che la nave è infetta ed è in codice arancione. Chiediamo solamente il rimpatrio, visto che siamo sani. E vorremmo, per una tutela in più, essere sottoposti ai tamponi”.
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