Mentre si avvicina la fase 2, in corsia si continua a combattere per salvare vite. Al Policlinico Riuniti di Foggia, travolto nei giorni scorsi da casi di contagio, accompagnati da polemiche, nelle stanze dei quattro moduli della Rianimazione, i medici sono sempre alle prese con persone colpite dal Covid-19. Uomini e donne di varie età che battagliano per sconfiggere la malattia del secolo. Un virus subdolo, per molti “bastardo”.
Dopo l’aggiornamento del 15 aprile scorso che parlava di 6 pazienti ricoverati in rianimazione, al momento il numero è salito a 10. Si tratta per lo più di uomini, nonostante il divario tra sessi si sia assottigliato notevolmente a livello nazionale. I medici in prima linea possono sorridere per la 29enne di San Severo che lentamente sta recuperando dopo aver superato momenti molto difficili. Dalla rianimazione informano che la ragazza starebbe decisamente meglio. È tra i più giovani ricoverati al Riuniti in quel reparto. Più piccoli di lei solo due 28enni già dimessi da tempo.
A parte la sanseverese, il più giovane degli attuali ricoverati in rianimazione ha 45 anni, il più anziano 76. Attualmente, la maggior parte dei 10 pazienti presenti proviene da Cerignola e San Severo, due città profondamente colpite dal coronavirus. Proprio ieri l’altro il sindaco di San Severo, Francesco Miglio aveva lanciato l’allarme parlando di 109 casi positivi. Qualche decina di contagi in meno nel centro ofantino dove al 26 aprile risultavano 79 persone colpite dal virus. L’ultimo ricovero nella rianimazione del Riuniti risale allo scorso 25 aprile: un paziente proveniente da Malattie infettive.
Infine, nonostante il capoluogo dauno sia zona rossa, non è mai transitato alcun cittadino di Foggia città nella rianimazione del Riuniti dall’inizio della pandemia.
