Lascia il carcere Giuseppe Gallone, 43enne boss di Trinitapoli. L’uomo ha ottenuto i domiciliari fuori regione (nel Beneventano) con obbligo di braccialetto elettronico nell’ambito del processo con rito abbreviato “Nemesi”. Otto gli imputati, sotto accusa per detenzione illegale di armi con l’aggravante mafiosa.
La DDA ha chiesto pene tra 2 e 7 anni per un totale di 22 anni di reclusione per i maggiori esponenti dei clan che da anni si fanno la guerra nella Bat. Alla sbarra i gruppi di Trinitapoli Gallone-Carbone (guidato da Giuseppe Gallone) e Miccoli-De Rosa e i Valerio-Visaggio di San Ferdinando di Puglia.
Per il boss, arrestato il 7 giugno 2019 dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia, la DDA ha chiesto la pena più alta, 4 anni di carcere. Nel frattempo, il gup ha accolto l’istanza di scarcerazione e concessione degli arresti domiciliari avanzata dai legali dell’imputato. Sulla vicenda la DDA si era opposta.
Gallone è nome noto nel mondo della criminalità pugliese, già arrestato e poi assolto per un duplice tentato omicidio legato alla faida nella Bat. Dopo un periodo di latitanza a Orta Nova, finì in manette nell’aprile del 2008 e condannato in appello a 4 anni e 8 mesi per detenzione illegale di un fucile mitragliatore.
Nel 2015 fu coinvolto nel blitz “Babele”, traffico di droga (e non solo) tra Foggia, Bat e Calabria. Dopo circa dieci anni in cella, Gallone tornò libero nel gennaio del 2019 e si trasferì a Milano, forse temendo ritorsioni nella guerra di mafia di Trinitapoli. Infine, il blitz “Nemesi” per il quale ha da poco ottenuto i domiciliari.
I collegamenti del boss con le mafie di Foggia e Gargano
Noti i legami di Gallone con il boss foggiano, Pasquale Moretti anche quest’ultimo scarcerato di recente e sottoposto all’obbligo di dimora ad Orta Nova. Le carte di “Nemesi” svelarono una rete di alleanze e favori tra Bat, Foggia e Gargano. Dalle intercettazioni pubblicate nell’ordinanza del gip Agnino, spuntarono riferimenti alla guerra di mafia tra il gruppo del litorale tra Manfredonia e Mattinata Lombardi-Ricucci-La Torre e il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, entrambi alleati con le organizzazioni criminali foggiane, il primo con i Moretti, il secondo con i Sinesi.
“La rilevante caratura criminale, chiaramente desumibile dalle conversazioni richiamate – scrisse il giudice –, ha consentito a Giuseppe Gallone di intessere stretti legami con altre fazioni di stampo mafioso operanti nella realtà foggiana e garganica e in particolare con la batteria Moretti di Foggia. Tali collegamenti criminali e l’esistenza di una vera e propria guerra emergono dall’intercettazione del 4 aprile 2019 captata nell’abitazione di Giuseppe Gallone a Milano in via Savona. A seguito dell’omicidio di Francesco Pio Gentile detto “Rampino” (assassinato a Mattinata il 21 marzo 2019), Pasquale Moretti (figlio del ‘Mammasantissima’ Rocco, ndr) si rivolgeva a Giuseppe Gallone chiedendogli di intercedere presso Enzo Miucci detto ‘U’ Criatur’ (reggente dei Li Bergolis-Miucci, ndr) onde sanare i contrasti dei montanari con la fazione Lombardi-Ricucci-La Torre facente capo a Pasquale Ricucci detto ‘Fic secc’: Compare, l’hai visto? Un macello Pasqualino (ndr. Pasquale Moretti) si è messo a disposizione e tutto quanto… dice ‘tu con Renzino… bi bim, ba bam… che quelli vogliono uccidere a papà (ndr. Rocco Moretti)… Buonarota (rivale dei Gallone a Trinitapoli, ndr) vi vuole ammazzare, io sto a disposizione per te… Renzino vuole fare la pace?… perchè Renzino ha sempre detto: a me mi interessa che io devo fare la pace con Mattucciello che è montanaro è della famiglia… e con ‘fic secc’ (ndr. Pasquale Ricucci). Dei mattinatesi, io non tengo nessun problema… li stermino a tutti quanti… io, vado da Renzino all’appuntamento caccio la pistola e lo sparo in testa”.