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Home » Il pentito della mafia foggiana davanti ai giudici (in videoconferenza): “Ho preso parte ad un omicidio”. E svela dettagli sull’agguato nel bar H24

Il pentito della mafia foggiana davanti ai giudici (in videoconferenza): “Ho preso parte ad un omicidio”. E svela dettagli sull’agguato nel bar H24

Di Redazione
9 Maggio 2020
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Il pentito della mafia foggiana depone per la prima volta davanti ai giudici. Il 38enne Carlo Verderosa, ex membro del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, collaboratore di giustizia dal 18 dicembre 2019, ha parlato in videoconferenza, da una località protetta, nel processo in appello che si sta svolgendo a Bari contro i clan della “Società Foggiana”. Alla sbarra Francesco Sinesi, il cugino Cosimo Damiano Sinesi e il killer di San Marco in Lamis, Patrizio Villani alias “Il primitivo”, tutti condannati in primo grado per l’agguato del 29 ottobre 2016 nel bar “H24” di via San Severo. 20 anni a testa per i cugini (ritenuti mandanti), 30 anni all’esecutore materiale.

Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, Verderosa ha reso dichiarazioni piuttosto rilevanti, svelando il suo coinvolgimento in un omicidio non meglio precisato perché coperto da segreto istruttorio. “Quando ho cominciato a collaborare con la Giustizia, mi sono accusato di spaccio di droga, armi e di un omicidio ed ho parlato anche di altri fatti di sangue – ha detto il pentito -. Per anni sono stato legato al clan Moretti: ho deciso di pentirmi dopo un litigio con due persone quando si doveva reperire una casa per mandarmi ai domiciliari, durante il quale furono spese parole offensive; seppi poi che il mio clan voleva uccidermi“.

Alla testimonianza hanno assistito, in videoconferenza, i tre imputati, Francesco Sinesi da Terni dove è ristretto in regime di 41 bis, Cosimo Damiano Sinesi da Avellino e Villani da Nuoro. Per la DDA sono loro i responsabili dell’agguato nel bar, organizzato per vendicare il tentato omicidio del boss Roberto Sinesi, scampato alla morte il 6 settembre precedente mentre era in auto con sua figlia e il nipotino di 4 anni. Sinesi e il bambino rimasero gravemente feriti.

In alto, Villani, Francesco Sinesi e Cosimo Damiano Sinesi; sotto, Albanese e Verderosa

Un mese e mezzo dopo, nel bar di via San Severo, due killer (uno sarebbe Villani, l’altro ignoto) uccisero Roberto Tizzano, 21 anni e ferirono il coetaneo Roberto Bruno. Una terza persona, Giuseppe Albanese alias “Prnion” si salvò per miracolo rifugiandosi in bagno.

Verderosa ha sostenuto di aver appreso alcuni dettagli dell’agguato direttamente da Albanese. Confidenze – riporta La Gazzetta – ricevute in carcere nell’autunno 2017. Albanese gli avrebbe riferito ciò che sapeva dell’agguato non per averlo visto direttamente, in quanto si chiuse nel bagno, ma per averlo appreso da altri due presunti affiliati del clan Moretti con cui il pentito non parlò direttamente di questa vicenda. Per questo motivo, la difesa ritiene che le dichiarazioni di Verderosa non avrebbero peso processuale perché de relato; per l’accusa, invece, le rivelazioni si aggiungono al quadro probatorio che ha già portato alla condanna in primo grado dei tre imputati.

Riferendo a investigatori e pm nei mesi scorsi ciò che sapeva dell’agguato nel bar – riporta Gazzetta – Verderosa aggiunse d’averne parlato in carcere anche con Francesco Sinesi, al quale disse che Roberto Tizzano e Roberto Bruno, obiettivi della sparatoria, erano estranei ai clan, quindi non c’era motivo di prendersela con loro. Al che Francesco Sinesi gli avrebbe risposto: “A me non dispiace più di nessuno: mio nipote che c’entrava?”.

Nel processo d’appello, Verderosa avrebbe confermato questa circostanza ma alla domanda se Francesco Sinesi fosse coinvolto nell’omicidio Tizzano, il pentito avrebbe spiegato che l’imputato aveva “solo” detto di non essere dispiaciuto di quanto successo nel bar, senza aggiungere altro.

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Tags: bar h24Foggiamafiapentito
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