Non solo lavoratori stranieri sfruttati, ma anche italiani e aziende. La iena Gaetano Pecoraro è tornata a Foggia per parlare di caporalato. L’inviato ha mostrato cosa c’è dietro parte dell’agricoltura partendo da Borgo Mezzanone, un ghetto di duemila braccianti in provincia di Foggia
Interviste a lavoratori sfruttati, al procuratore Vaccaro, agli imprenditori disonesti e a quelli onesti. Ne è emerso uno spaccato brutale. Un sistema che schiaccia i braccianti, costretti a lavorare nei campi dalle 6 del mattino alle 6 di sera per circa 3 euro all’ora.
Con il permesso di soggiorno temporaneo “per lavoro” annunciato dal governo, cambierà qualcosa? C’è molto scetticismo. “Promesse già sentite”, dice qualcuno. E intanto, con il Covid, il lavoro nei campi è persino aumentato. Come sono aumentati i prezzi dell’ortofrutta. C’è maggiore domanda. “Abbiamo lavorato duro per far mangiare gli italiani – spiega un migrante -. Ma lavoriamo come schiavi”.
“In provincia di Foggia – dice il giornalista – quasi tutti sono clandestini e sfruttati in aziende della zona. Nella pista di Borgo Mezzanone ci sono 2000 persone. Tutti braccianti rilegati in un posto dimenticato da Dio”. Qui i presenti chiedono paghe dignitose, un contratto, abitazioni e il riconoscimento delle giornate lavorative. “Senza di noi, voi non potete mangiare”.
Ma sono sfruttati anche gli italiani come Giovanni che sul sito dell’Inps si è ritrovato riconosciute solo 79 giornate di lavoro, meno della metà. Troppi titolari di aziende fanno i furbetti e dichiarano il falso per versare meno denaro nelle casse dello Stato. Insomma, vere e proprie truffe.
Un imprenditore ha invece denunciato il sistema delle aste al ribasso, ancora legale in Italia ma che finisce per piegare il settore fino allo sfruttamento del bracciante, vittima finale del sistema.