A Cerignola si scava per fare luce sull’attentato di sabato mattina scorso ai danni del 46enne Maurizio Riccardi. Chi voleva ucciderlo e perché? Al momento, regna il mistero sull’agguato nel rione San Samuele. Erano le 7:40 quando l’uomo si è messo al volante della sua auto in via Gran Sasso, pronto a mettere in moto e partire. Ad un certo punto i sicari, a bordo di un veicolo, si sono avvicinati esplodendo colpi d’arma da fuoco. Riccardi ha avuto grande prontezza nel fare retromarcia e scappare, inseguito dai killer che avrebbero tentato di ucciderlo in tutti i modi, sparando altri colpi durante la fuga, sforacchiando la carrozzeria dell’auto della vittima. Il 46enne è riuscito a raggiungere il vicino Commissariato, costringendo i killer alla resa.
Ora gli investigatori attendono il responso dei rilievi della scientifica per individuare le armi usate dagli attentatori (forse una mitraglietta) e l’auto utilizzata. Si spera di trovare tracce utili anche dai filmati della videosorveglianza.
Ma perché tanto accanimento nei confronti di Riccardi? L’uomo era già noto alla polizia per alcuni vecchi trascorsi con la giustizia, storie risalenti a oltre 10 anni fa quando fu beccato per rapina. Agenti della squadra mobile di Foggia e del commissariato ofantino indagano per individuare il contesto all’interno del quale sarebbe maturato l’agguato di via Gran Sasso.
