Il Tribunale di Bari, sezione fallimentare, ha dichiarato il fallimento delle società Mediterranea ed Edisud, rispettivamente proprietaria ed editrice della testata Gazzetta del Mezzogiorno. È quanto si apprende dall’agenzia Ansa. Sciogliendo la riserva sull’istanza presentata dalla Procura, i giudici hanno concesso a entrambe le società l’esercizio provvisorio, così come chiesto dal procuratore aggiunto Roberto Rossi con i sostituti Lanfranco Marazia e Luisiana Di Vittorio, che coordinano l’inchiesta sulle società.
Dagli accertamenti della Procura di Bari, Mediterranea ed Edisud avrebbero accumulato complessivamente debiti per circa 50 milioni di euro.
La sentenza di fallimento e l’avvio della nuova stagione sono stati accolti con favore dal segretario dell’Assostampa pugliese, Bepi Martellotta, secondo il quale – riporta Repubblica Bari – si chiude “la stagione delle gestioni allegre e scriteriate” e si pongono le basi “per il rilancio della testata, a partire dalla redazione, e per la tutela dell’occupazione”. L’auspicio di Martellotta è che “ora il Governo assuma con celerità ed efficacia ogni decisione utile a tutelare i posti di lavoro.
Stando a Repubblica Bari, i giornalisti della Gazzetta sarebbero pronti a subentrare nella gestione della testata “con la nascente cooperativa, per garantire ai lettori, agli imprenditori, ai territori di Puglia e Basilicata quel prezioso servizio di informazione che è l’unico aspetto da salvaguardare, insieme ai posti e alla passione dei lavoratori”. Una notizia diffusa dal Comitato di redazione, che ha anche ricordato i passaggi recenti della vita amministrativa della testata. “Prima quella del manager Franco Capparelli, uomo di fiducia dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, poi quella degli amministratori nominati dal Tribunale di Catania dopo la confisca disposta in base alla legge antimafia, Angelo Bonomo e Luciano Modica, infine quella dell’ultimo (dimissionario) consiglio d’amministrazione composto dallo stesso Bonomo, dal commercialista barese Fabrizio Colella e dal giornalista Claudio Sonzogno, uomo di fiducia dell’imprenditore-editore Valter Mainetti che pure aveva manifestato la volontà di “salvare” la Gazzetta attraverso una procedura concordataria (poi ritirata) prima di svanire nel nulla”. Il Comitato di redazione ha fatto sapere che “l’intera amministrazione giudiziaria dei beni confiscati a Ciancio Sanfilippo è costata 812mila euro”.
