Se c’è davvero tanta povertà a Foggia, come si suppone, come mai le domande per i buoni alimentari della seconda fase sono così esigue? C’è un welfare parallelo criminale? I sussidi, il reddito di cittadinanza e la Caritas coprono i bisogni? O forse i criteri erano troppo stringenti? Ci si vergogna a chiedere i buoni e a presentarli al supermercato? Sono tanti i quesiti che emergono scorrendo gli ultimi dati del Comune di Foggia. Temi sui quali è intervenuto con una nota, il capogruppo pentastellato al Comune di Foggia, Giuseppe Fatigato, che già aveva avuto un forte scambio con l’assessora Raffaella Vacca per la prima fase.
“Secondo i numeri disponibili, arrivano ogni giorno circa 30 domande. Al 16 giugno erano state protocollate 1532 richieste da parte di cittadini, di cui istruite 929, ma solo 319 sono state accolte contro 555 domande irricevibili. Solo 319 domande pari ad un avanzamento di spesa di soli 116.018 euro rispetto agli 803mila euro disponibili. Restano cioè da spendere ben 686.982 euro. Dal 25 maggio al 16 giugno le domande accolte sono appena 319. Lungi da me fare analisi sociologiche sui motivi di una tale reticenza a presentare istanza per il buono alimentare tra i nostri concittadini, ma il Comune deve al più presto studiare nuove pratiche per individuare la comunità bisognosa e distribuire gli aiuti governativi e regionali”, rileva il portavoce del M5S sugli ultimi dati disponibili sul welfare integrativo per superare le difficoltà economiche da emergenza pandemica.
Il consigliere e capogruppo pentastellato pone più di un interrogativo: “Cosa intende fare il Comune alla scadenza dei termini della seconda edizione? Vuole allargare i requisiti d’accesso aumentando la fascia di reddito per una terza edizione oppure pensa di ripescare le 2443 domande della prima edizione spalmando le restanti somme disponibili tra i primi beneficiari e i secondi? Sarebbe opportuno discuterne in aula, in modo da evitare qualsiasi speculazione su fondi che hanno come unico scopo precipuo l’emergenza Covid e l’acquisto di beni alimentari di primaria necessità”.
