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Home » Atto finale sul Teatro Giordano, il Consiglio boccia la transazione. Tutte le verità di Cangelli, Cavaliere e Landella prima della sentenza

Atto finale sul Teatro Giordano, il Consiglio boccia la transazione. Tutte le verità di Cangelli, Cavaliere e Landella prima della sentenza

Di Antonella Soccio
5 Settembre 2020
in Amministrativa
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ciao ciao: "" -

Ultimo atto del melodramma foggiano sul Teatro Umberto Giordano. La scena madre finale, che dirà se sarà giocoso o pucciniano col sacrificio tragico dell’eroina, è rinviata a gennaio 2021, quando sarà pronunciata la sentenza dal Tribunale sul contenzioso tra il Comune di Foggia e l’impresa Raco. Oggi il consiglio comunale ha ratificato la bocciatura della proposta conciliativa da 1,7 milioni alla ditta appaltatrice.

Ci voleva forse il parere inedito dell’avvocato Antonio Puzio, per far emergere in aula consiliare verità in questi 6 anni sì espresse, ma sempre in un gergo tecnico, amministrativista o peggio politichese. Come spesso accade, tutti colpevoli, nessuno colpevole. A pagare le conseguenze potrebbe essere ancora una volta la città, che già è stata privata per 9 lunghi anni del suo contenitore storico culturale, dal 2005 al 2014, con un appalto milionario a cui si sono aggiunti dal 2009 fino alla riapertura altri micro e medi appalti per adeguare il teatro.

LA VERSIONE DI CANGELLI

Lungo e appassionato il discorso dell’assessore al Legale e Contenzioso Sergio Cangelli, che da avvocato ha studiato la materia nelle sue verità scritte agli atti più che su quello che c’era in cantiere negli anni dell’appalto monstre.

“La nostra amministrazione in questi anni si è trovata di fronte a sue giudizi della medesima entità, sono entrambi la sintesi e la esemplificazione della sciatteria amministrativa con cui sono stati condotti alcune questioni dal centrosinistra: fallimento Amica e il contenzioso dei lavori del Teatro. In entrambi i casi la passata amministrazione ha cercato di risolvere un problema, creandone un altro. Ha risolto il problema rifiuti facendo fallire Amica, senza risolvere la questione dei rifiuti in strada, ha tentato di risolvere l’emergenza della non apertura del teatro, creando un contenzioso inutile con la ditta. Nel caso di Amica parliamo di 55 milioni di euro e in questo caso se le cose dovessero andare male di circa 4 milioni. Per me oggi è un giorno di liberazione, ma anche di preoccupazione. Di liberazione perché è evidente e trasparente che di questa transazione se ne parla dal dicembre del 2014. La prima conferenza risale al 2015 e ribadisco l’amministrazione non ha e non ha mai avuto interesse a che la transazione fosse accettata o bocciata, ma aveva interesse che in una vicenda così complicata fosse il consiglio ad esprimersi su questa possibilità. Sono preoccupato, perché in questi 5 anni noi abbiamo sempre detto: se avete elementi e documenti che ci possono aiutare ad affrontare questo giudizio produceteli, invece io ho assistito a delle forme di depistaggio, si è fuorviata l’attenzione dalla sciatteria amministrativa portando fuori delle questioni che non hanno nulla a che fare col contenzioso. E mi riferisco al collaudo non collaudo dell’ingegner Apollo. Un collaudo parziale di tecnico revocato che è una costruzione giuridica inesistente nel codice degli appalti”, ha spiegato l’assessore.

Altro depistaggio secondo lui è l’accusa sulla “la famosa delibera di Giunta non adottata”. “Si è voluto far credere che dovesse essere la Giunta ad esprimersi, quando invece era il dirigente al ramo che avrebbe dovuto redigere il suo atto”.

Infine il depistaggio sugli impianti. “Daga impianti ha ceduto il proprio credito ed è stata saldata, il problema era del Comune che aveva creato un appalto in sanatoria, un’altra costruzione giuridica su cui andrebbero scritti libri di diritto amministrativo. Una determina dirigenziale inesistente a livello giuridica. Quello che mi duole è il clima di caccia alle streghe che nasce da chi ha tutto l’interesse a che non si faccia chiarezza totale sulla vicenda”, è stato il suo commento.

L’assessore ha anche parlato delle consulenze tecniche d’ufficio, in cui tanti professionisti si sono avvicendati e di cui tanti sono responsabili. “C’è stato un accertamento tecnico preventivo, c’è stato un collaudo tecnico amministrativo, noi dobbiamo ricordare che quando fu sciolto il contratto con la Raco sono scattate delle denunce penali con il rinvio a giudizio. Noi non solo abbiamo sospeso, ma ci siamo costituiti anche parte civile. Questo giudizio penale si è concluso con l’archiviazione di tutte le posizioni. Si è concluso con un nulla di fatto. Per me cosa dicono tutte queste Ctu? La vicenda fattuale che fossero finiti i lavori da un punto di vista tecnico non dipendeva dalle mancanze della ditta, pur esistenti, ma da carenze progettuali, dalla mancanza di qualsiasi contabilità di cantiere. A parere di ctu tutti le carenze sono tutti imputabili all’amministrazione, a cominciare dalla risoluzione del contratto che era avvenuta in maniera illegittima. Sono le parole del ctu, non le mie”.

Ebbene, chi ha sciolto il contratto? L’assessore non ha dubbi: “Lo ha sciolto quella amministrazione con una scelta politica. Ecco perché oggi non accettiamo lezioni da nessuno né di giurisprudenza né di amministrazione da chi ci ha preceduto”.

Sul finale ha ripercorso le tappe di questi anni. “Come si è arrivati dal 2014 ad oggi? Con un accertamento preventivo, nel 2015 c’è stato il collaudo, poi c’è stato il giudizio penale, poi c’è stato il decreto ingiuntivo sul collaudo, a cui il Comune ha fatto opposizione, ci fu una prima proposta transattiva che non fu votata e tornò in assessorato. Non si poteva tenere in sospeso la questione, su sollecitazione del giudice, si è pensato di chiedere allo stesso giudice che dovrà emettere sentenza a gennaio 2021 di avanzare una proposta conciliativa ai sensi dell’articolo 185 bis del codice di procedura civile. Il giudice ci fa una proposta, che aveva il parere positivo inizialmente dell’Avvocatura, che non era un parere, adesso il nuovo parere dell’avvocato subentrato dà una interpretazione diversa degli atti. Noi coerenti la portiamo alla vostra attenzione, ma noi siamo disinteressati, siamo interessati a che il consiglio si pronunci. Avremo la fortuna che nel giro di poco tempo sapremo come andrà a finire e mi auguro che il Comune vinca. Oggi qualora le cose dovessero andare male sappiamo benissimo a chi doverci rivolgere”.

LA VERSIONE DELL’EX ASSESSORE CAVALIERE

Dall’aula l’ex assessore Pippo Cavaliere, che del Teatro ha fatto il suo cavallo di battaglia e che fu chiamato dall’allora sindaco Gianni Mongelli proprio per districarsi tra quelle carte e quei lavori non conclusi, ha detto parole chiare, ricostruendo il clima di quegli anni. Il Teatro per lui, lo ha detto tante volte, fu un “rompicapo”.

“L’assessore Cangelli ha parlato di sciatteria e sono d’accordo- ha ammesso- ma avrebbe dovuto precisare che sono atti adottati da questa amministrazione. Io non faccio differenza tra centrosinistra e centrodestra. Ho ricoperto la carica assessorile, il sindaco mi ha chiamato nell’aprile 2012, e più che l’assessore ho fatto l’ingegnere per sanare la situazione. I lavori erano finiti nel 2009, ma il teatro era chiuso. Chiesi: che avete fatto dal 2009 al 2012? Bocche cucite, nessuno mi ha risposto. Chi certifica l’ultimazione dei lavori è la stazione appaltante, il direttore dei lavori, non l’impresa. Perché il direttore non poteva certificarla. Ho assistito alle dimissioni del contabilizzatore, i consulenti del direttore dei lavori si sono dimessi, si è dimesso un altro collaudatore. Qualcosa era successo di grave. E ho denunciato alla procura della Repubblica il subappalto abusivo della Daga. Gli interi lavori di adeguamento a norma sono stati affidati alla Daga senza alcuna autorizzazione. Nelle perizie, nelle ctu si dice che non c’è subappalto, ma è un falso dire che la ditta Daga non ha fatto il subappalto, ma tutti hanno sorvolato, perché il reato del subappalto è punito con l’arresto e con il pagamento dell’ammontare dei lavori eseguiti. È una legge del 1982 che si rese necessaria contro i subappalti della mafia in Sicilia”, ha detto in esordio rilevando fatti mai detti con altrettanta franchezza.

“Lasciamo stare le questioni politiche la verità non ha colore, noi dobbiamo dire al giudice quella che è la verità. Io non voglio giudicare che l’atto di annullamento del contratto del secondo collaudatore fosse di competenza della giunta o del dirigente, ma il buon senso dice altro: quando una amministrazione vede due collaudi diversi, non può fare come le tre scimmiette. Nel 2011 esistono atti conclamanti dei vigili del fuoco e dell’attuale comandante dei vigili del fuoco, ci sono gli ordini di servizio del direttore che dicono all’impresa sei in ritardo. Lo dice la commissione di collaudo. Mettiamoci d’accordo: o l’omissione viene fatta dal collaudo oppure qui c’è una serie di persone che dice una serie di bugie. Dagli atti traspare in modo inequivocabile che i lavori sono stati ultimati in congruo ritardo. C’è un verbale del 2012 tre anni dopo la presunta ultimazione dei lavori presenta la mancanza di certificazioni. Noi non dobbiamo fare contrapposizioni, non dobbiamo scontrarci politicamente, il Comune deve risparmiare 1,7 milioni”.

La stoccata però arriva. “Il collaudatore di Cosenza omette tutto ciò che è favorevole al Comune, mentre ciò che è contrario alla Raco viene sottaciuto. Vengono sottaciute le carenze delle imprese, i vigili del fuoco ridevano perché l’impresa produttrice aveva posto gli iniettori antincendio per la cupola in legno del teatro verso il basso facendo la doccia agli spettatori. La risoluzione del contratto è stata richiesta dall’Anac altro che scelta politica”.

Sul tema è intervenuto anche il consigliere Michele Norillo rilevando che tali e tante sono le castronerie di quell’appalto che oggi il Teatro Giordano, un gioiello di architettura borbonica si ritrova ad avere il parquet invece del marmo, come se fosse un teatro asburgico.

L’ex assessore ai Lavori Pubblici artefice della riapertura del 9 dicembre 2014 ha ricordato quei giorni. “ Mancava la trave per far calare il sipario. Il paradosso è che noi pensiamo di pagare qualcosa a questa ditta. Ci sono argomenti individuati dai veri tecnici e dall’avvocatura, questa transazione non deve proseguire. Sono d’accordo nell’andare a giudizio”.

Anche il sindaco non ha fatto mancare la sua visione, attaccando ancora una volta politicamente. “In maniera periodica, su tutti i lavori e su tutte le opere pubbliche dell’amministrazione Landella non ci sono mai state interruzioni, perché noi andiamo sui cantieri, perché abbiamo una competenza, quella della vigilanza e del controllo e non ci vuole la laurea di ingegneria se leggi che il contratto deve finire in una data e i lavori mancano, non ci vuole la laurea se i lavori affidati stanno seguendo tutta una storia diversa. In quegli atti c’era una palese violazione, perché Apollo prima di essere collaudatore era stato tecnico di parte. Belgioioso, di cui conosciamo la vicinanza e l’amicizia con Cavaliere, ha dovuto prendere atto della violazione nominando un altro collaudatore. Ci siamo imbattuti non in sciatteria, ma nella schizofrenia del centrosinistra. Il consiglio comunale non è in grado di esprimersi oggi. Mi auguro che il Comune sarà vincente nella causa, questa è l’’unica considerazione che condivido con Cavaliere”.

Tags: Antonio PuzioFranco LandellaPippo CavaliereRacoSergio CangelliTeatro Giordanotransazione
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