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Home » Mafia, agguato al boss di Foggia. Il pentito: “Albanese nel commando che tentò di uccidere Sinesi al Candelaro”

Mafia, agguato al boss di Foggia. Il pentito: “Albanese nel commando che tentò di uccidere Sinesi al Candelaro”

Di Redazione
7 Settembre 2020
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Fu Giuseppe Albanese alias “Prnion” uno dei quattro killer che il 6 settembre 2016 attentarono alla vita del boss foggiano, Roberto Sinesi. Il sospetto degli investigatori ha ottenuto i primi riscontri dal racconto del pentito Carlo Verderosa (ex batteria Moretti). Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, Verderosa ha indicato nell’ex “collega” del clan uno degli uomini che quel giorno spararono all’indirizzo del capomafia nel rione Candelaro. Sinesi e suo nipote di appena 4 anni, seppur feriti gravemente, si salvarono miracolosamente.

La vendetta dei Sinesi per quell’agguato si consumò il 29 ottobre successivo quando almeno due killer fecero irruzione all’interno del bar H24 di via San Severo uccidendo Roberto Tizzano e ferendo Roberto Bruno. Nel locale c’era anche Albanese ma l’uomo scampò alla morte rifugiandosi in bagno. Per quel fatto di sangue sono stati condannati, con sentenza di secondo grado, il mandante Francesco Sinesi (figlio di Roberto), il cugino Cosimo Damiano Sinesi in quanto avrebbe indicato ai sicari le persone da eliminare e il sammarchese Patrizio Villani, uno spietato killer “a disposizione” della Società Foggiana. 30 anni di galera a Villani, 20 ai due Sinesi.

Albanese, 39enne foggiano, ritenuto contiguo ai Moretti-Pellegrino-Lanza, è attualmente detenuto per tre distinti processi, ma non per il ferimento di Sinesi, al momento senza colpevoli né incriminazioni. Coperti da segreto istruttorio i nomi degli altri presunti killer di cui Albanese avrebbe parlato al collaboratore di giustizia. Verderosa verrà interrogato in videoconferenza, tra qualche settimana, nel processo allo stesso Sinesi, che risponde di porto illegale di pistola aggravato dalla mafiosità: quel 6 settembre, infatti, il boss avrebbe risposto al fuoco dei killer sparando a sua volta.

Come riporta Gazzetta, il collaboratore di giustizia ha riferito che “Francesco Sinesi ce l’aveva a morte con Albanese, perché lo riteneva responsabile del tentato omicidio del padre e del nipotino”. A dire del pentito fu lo stesso Francesco Sinesi a riferirglielo mentre erano detenuti in carcere a Foggia. Verderosa ha inoltre raccontato che Albanese gli avrebbe detto d’essere sfuggito alla morte rifugiandosi in bagno in occasione dell’agguato nel bar e, soprattutto, gli avrebbe detto “d’essere stato uno dei 4” responsabili del tentato omicidio di Roberto Sinesi. “Mi disse che si trovava nella 500 rossa e che furono utilizzati un mitra kalashnikov e una pistola calibro 9.21”.

Poi ancora sul figlio del boss: “In carcere con Francesco Sinesi ci siamo sempre visti e parlati, senza litigare, senza fare le guerre, per non dare conferme alle istituzioni delle contrapposizioni in atto”.

Per gli investigatori, Albanese potrebbe essere uno dei bracci operativi dei Moretti, lo dimostra anche il suo presunto coinvolgimento nell’omicidio di Rocco Dedda, morto ammazzato a casa sua in via Capitanata il 23 gennaio 2016. Albanese fu incastrato da pentiti e videosorveglianza. (In alto, da sinistra, Roberto Sinesi, il figlio Francesco, Giuseppe Albanese e Carlo Verderosa; sullo sfondo, il luogo dell’agguato del 6 settembre 2016)

Tags: FoggiamafiaSinesi
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