La storia di Donato Monopoli è ormai su tutti i giornali e le tv nazionali. In tanti, anche se con estremo ritardo e alla luce dell’uccisione di Willy a Colleferro, hanno ripreso in questi giorni la vicenda del 26enne cerignolano massacrato di botte in un locale di Foggia la sera del 6 ottobre 2018. Ad interessarsi della sua storia, anche Gianluigi Nuzzi, giornalista e conduttore della trasmissione “Quarto Grado”.
Ecco cosa scrive Nuzzi in un post: “Questo ragazzo chiede verità e giustizia. Si chiama Donato Monopoli, pugliese di Cerignola, 26 anni, è morto un anno fa. Le indagini hanno individuato chi lo avrebbe ucciso che incredibilmente rimane libero, senza aver scontato un solo giorno di carcere. Gli accusati sono Michele Verderosa e Francesco Pio Stallone: avrebbero massacrato Donato con una violenza inaudita, accanendosi sul giovane anche dopo che aveva perso conoscenza. Mamma e papà chiedono giustizia, invitano i testimoni a farsi avanti eppure su questo omicidio rimane un’insopportabile cappa di silenzio
Siamo nella periferia di Foggia, è la sera del 6 ottobre 2018, un amico di Donato è rientrato a casa dalla Spagna e tutti vanno a festeggiare alla discoteca ‘Le Stelle’. Quella sera c’è una festa privata organizzata dagli studenti universitari. Donato e l’amico si stanno divertendo, quando improvvisamente inizia la violenza, la rissa per uno sguardo di troppo a una ragazza. Donato interviene per difendere un amico ma ha la peggio. Viene trasportato in ospedale con un’emorragia celebrale. I medici fanno di tutto. Lui è forte, non vuole morire. Si aggrappa alla vita con tutte le sue forze, fino all’8 maggio 2019 quando il suo cuore si arrende. I due accusati, dopo sei mesi ai domiciliari, hanno solo l’obbligo di firma, la loro vita prosegue regolarmente.
Qui su facebook è stata creata la pagina ‘Giustizia per Donato’ che al momento conta 21mila iscritti, pone interrogativi seri: ‘Dov’è la prima pagina dei giornali per Donato? Dove sono le decine di cronisti che hanno invaso Colleferro? Dov’è il post di Giuseppe Conte?’. ‘Dove sono i trattati di sociologia emersi in questi giorni? Per quale squadra tifava Donato? Che sogni aveva? Che lavoro faceva? E i suoi aguzzini? Praticavano le arti marziali? Erano dei ‘truzzi’? Guardavano Gomorra? Spacciavano? Sono la rappresentazione del ‘vuoto’ della nostra epoca? Erano dei prepotenti?'”.
