Stamattina al Policlinico di Foggia c’erano otto malati di Covid che avrebbero avuto bisogno di essere ricoverati in terapia intensiva, ma in rianimazione c’era un solo letto. Il caso Foggia ripreso dall’Huffington Post che nelle scorse ore ha pubblicato le dichiarazioni di Gilda Cinnella, la professoressa dell’Università degli Studi di Foggia che dirige la scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione e guida l’unità operativa di terapia intensiva del Policlinico della città.
Nell’articolo, il medico definisce la situazione “gravissima”. Poi aggiunge: “Li trattiamo in pronto soccorso, ormai il pronto soccorso è diventato una dépendance del reparto di terapia intensiva. Non abbandoniamo nessuno, ma è chiaro che ci sono pazienti che non ricevono cure adeguate”. Dopo aver segnalato “il gran ritardo della Puglia sul Covid”, oggi Cinnella chiede che si “faccia presto per chiudere tutto”. “Serve la zona rossa. E poi ci vogliono messaggi chiari, non fuorvianti. Tutte le rianimazioni sono piene, abbiamo difficoltà a ricoverare pazienti che avrebbero bisogno di rianimazione per i quali mancano i posti letto”. Nell’ultima settimana sono stati aumentati i posti letto, riconvertendo rianimazioni già esistenti che da non Covid sono diventate dunque Covid, “ma questo vuol dire che nelle rianimazioni i posti per i pazienti non affetti da Covid si sono ridotti”.
E i pronto soccorso? “Sono più che saturi e ricevono in media il doppio dei pazienti che potrebbero ospitare. Si tratta, in gran parte, di persone che hanno sintomi e stanno male da oltre dieci giorni”, spiega la primaria. Rimandando a un altro anello della catena non funzionante: il sistema territoriale. “Perché se queste persone positive e sintomatiche fossero trattate adeguatamente a domicilio gli ospedali sarebbero intasati molto meno”, puntualizza Cinnella. Per far fronte al problema, a Foggia si sta cercando di far partire un sistema di teleconsulto con i medici di famiglia, “ma andrebbe fatto su tutto il territorio regionale” ed è previsto un piano di aumento dei posti letto in rianimazione “ma andava attuato tre mesi fa”.
A Foggia, poi, si è dovuto far fronte alla carenza di disponibilità di ossigeno e alla carenza degli apparecchi di ventilazione non invasiva nei reparti di terapia subintensiva. “Le criticità sono tante, si è perso tempo prezioso e il danno è stato compiuto”. E adesso “non c’è alternativa alla chiusura. Anche perché – conclude Cinnella all’Huffington Post – il picco è previsto dal 27 novembre in poi ed è impensabile pensare di farvi fronte in queste condizioni”.
