“La polizia italiana piomba sul racket della mafia. Estorsioni da 50 euro a bara alle pompe funebri. I raid all’alba in Puglia portano a circa 40 arresti di presunti membri della ‘quinta mafia'”. Titola così il “The Guardian”. Il noto – e storico – quotidiano britannico ha dedicato un focus alla mafia foggiana all’indomani della maxi operazione “Decimabis” contro le batterie della “Società”.
Il giornale, nel pezzo firmato dal corrispondente Lorenzo Tondo – parla di “mafia emergente che gestiva un racket di protezione estorcendo 50 euro (45 sterline) per bara alle pompe funebri”. Agli arresti “circa 40 presunti membri di un’organizzazione criminale definita dalle autorità italiane il ‘nemico pubblico numero uno’ (parole del procuratore nazionale, Federico Cafiero De Raho). Gli investigatori hanno da tempo riconosciuto la minaccia dei quattro raggruppamenti mafiosi consolidati – Cosa Nostra in Sicilia, ‘Ndrangheta in Calabria, Camorra a Napoli e Sacra Corona Unita in Puglia – ma sono diventati sempre più preoccupati per la forza dell’organizzazione foggiana, che alcuni l’hanno chiamata la ‘quinta mafia’ (anche se ancora oggi molti, erroneamente, parlano di “quarta mafia”, ndr). Gli indagati, tra cui i capi clan Federico Trisciuoglio e Pasquale Moretti, sono stati a vario titolo trattenuti con l’accusa di appartenenza ad un’organizzazione mafiosa, usura ed estorsione nei confronti di imprenditori e negozianti, comprese le pompe funebri”.
“La mafia è riuscita anche a corrompere un dipendente dell’amministrazione comunale che gli forniva ogni giorno un elenco delle persone morte in città”, ha detto al Guardian Ludovico Vaccaro, procuratore capo di Foggia. Vaccaro ha detto che le attività di usura dei clan sono diventate sempre più insistenti negli ultimi mesi, con i padroni che “approfittano delle difficoltà in cui si trovano gli imprenditori durante questa pandemia”. I mafiosi hanno offerto loro prestiti con tassi di interesse superiori al 400%.
“La mafia foggiana è relativamente giovane”, ha detto ancora Vaccaro. “I clan che compongono questa organizzazione sono radicati in questo territorio da almeno 30 anni. Non possiamo paragonarli ai gruppi mafiosi italiani storici come Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, ma è una mafia caratterizzata da un alto grado di aggressività e violenza. È quella che io chiamo una mafia primitiva, quella che nutre i maiali con i cadaveri, in modo da non lasciare traccia“. Il giornale ha poi ricordato la genesi della “Società”, nata alla fine degli anni ’70, quando il boss camorrista Raffaele Cutolo incontrò una delegazione di criminali locali in Puglia con l’obiettivo di “ingaggiarli” nella sua organizzazione ed estendere la sua influenza al contrabbando di sigarette nei Balcani. Oggi nel Foggiano operano almeno tre sottogruppi criminali. Oltre alla Società Foggiana, che beneficia di estorsioni e spaccio di droga, c’è il clan di Cerignola, noto per gli assalti ai blindati e per il traffico di cocaina, e un altro gruppo attivo nel Gargano, sullo sperone dello “stivale” italiano, dove l’80% dei gli omicidi rimangono irrisolti e si ritiene che i capi abbiano ucciso 360 persone. Secondo Vaccaro, “Decimabis” è stata importante “perché ci permette finalmente di inviare un messaggio agli imprenditori che vengono oppressi da questi mafiosi. Questa operazione deve dare loro il coraggio di ribellarsi e collaborare con le autorità. Solo così potremo finalmente sbarazzarci di una mafia che sta impoverendo il nostro territorio”.
