Si al 59,3, No al 40,7. Il MoVimento 5 Stelle s è spaccato sul Governo Draghi. L’abbandono di Alessandro Di Battista e i tanti no che sono arrivati dai portavoce, in Capitanata dalla deputata Rosa Menga ma anche dall’europarlamentare Mario Furore danno l’idea della mutazione ormai in atto tra i pentastellati, sempre più interni ad un partito di governo che ad un movimento di lotta e di protesta.
Il populismo è ormai alle spalle e in Puglia la scelta di parte del gruppo con l’ingresso in Giunta di Rosa Barone apre ormai nuovi scenari per tutte le prossime amministrazioni.
Antonella Laricchia è tra coloro che ha scelto la linea barricadera, ma di certo il 40 per cento di no a Draghi segnano il passo di una possibile scissione che se ancora non esiste nei fatti c’è ormai senza dubbio nei cuori della base.
“Io metto sempre il M5S al primo posto: ma non me la sono sentita con il mio voto di essere complice di questa presunta accoppiata futura con Forza Italia, Lega e Italia Viva. Ho votato quindi no! – spiega Furore – Ci sono state ragioni del sì giuste come anche quelle del no che reputo per altro preminenti, identitarie e di coerenza: la polarizzazione di questi giorni non ha permesso una serena discussione, il quesito poi è stato davvero imbarazzante nella sua formulazione. Non ho quindi voluto essere complice di questa ammucchiata con il mio voto. Fui facile profeta nel governo Conte I dicendo che la Lega ci avrebbe letteralmente ‘mangiato’ qualora le avessimo dato troppo spazio, e così è stato”.
“Non la pensiamo sulla giustizia come Forza Italia, non la pensiamo come La Lega sugli aiuti doverosi al Sud e sulla Green Economy, non la pensiamo come Italia Viva su tutto, anche perché I renziani sono l’archetipo della convenienza in politica, basta vedere come hanno utilizzato il Mes ed altri temi per far cadere Conte salvo ora accettare tutto da parte di Draghi senza veti. E non giriamoci attorno – conclude -, in un governo con poche nostre figure, anche il controllo sulla finalità dei soldi del Recovery sarà dato ad altri, così come non è vero che un Ministro controlla l’operato di un altro Ministro. Fantascienza”, è il post di Mario Furore.
