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Home » Pubblicata la mappa della mafia foggiana. “Qui i clan si avvalgono di imprenditori compiacenti e reclutano facilmente giovani leve del crimine”

Pubblicata la mappa della mafia foggiana. “Qui i clan si avvalgono di imprenditori compiacenti e reclutano facilmente giovani leve del crimine”

Di Redazione
24 Febbraio 2021
in Inchieste
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“Nel semestre in esame hanno suscitato un particolare clamore mediatico, anche a livello nazionale, una serie di gravi episodi di matrice mafiosa verificatisi nel capoluogo e in alcune aree della provincia che hanno confermato come la quarta mafia sia un’organizzazione criminale aggressiva e spietata, evidenziandone la spiccata propensione all’assoggettamento del tessuto socio-economico attraverso prevaricanti strategie intimidatorie”. Inizia così il capitolo sulla provincia di Foggia redatto dalla Direzione Investigativa Antimafia nella relazione semestrale 2020 (primo semestre) pubblicata oggi. “Più precisamente – scrive la Dia -, tra la fine del 2019 e le prime settimane del 2020, si sono susseguiti svariati episodi violenti, perlopiù realizzati ricorrendo alla deflagrazione di ordigni esplosivi, sintomatici di una pervicace e capillare pressione estorsiva esercitata, soprattutto, nei confronti di rappresentanti dell’imprenditoria locale. Emblematici, tra gli altri, gli episodi consumati il 3 e il 16 gennaio 2020, nonché, successivamente, il 1° aprile 2020, ai danni di un’azienda sanitaria privata (Sanità più di Telesforo, ndr) i cui titolari sono parti offese nel processo ‘Decima Azione’ per essere stati destinatari di richieste estorsive da parte dei clan della Società foggiana”.

“L’attenzione verso il fenomeno ha comportato la pianificazione, nelle giornate del 16 e del 17 gennaio 2020, di una serie di incontri tra i vertici della magistratura, delle Forze di Polizia e di altre Istituzioni ed Associazioni sindacali e di categoria con il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Annapaola Porzio, la quale in occasione dell’apertura dei lavori dell’Osservatorio contro il rischio racket e usura (attivato nella provincia a gennaio), ha rinnovato l’appello a denunciare, rivolto agli operatori economici e alle famiglie considerando questa “la sola strada sicura per uscire dal tunnel e proseguire il proprio cammino nell’alveo della legalità”.

E ancora: “Un altro evento particolarmente sintomatico delle tensioni in atto è stato l’omicidio, consumato a Foggia il 2 gennaio 2020, di un commerciante (Roberto D’Angelo, ndr), pregiudicato per reati contro il patrimonio, il quale è stato attinto da colpi di arma da fuoco, mentre era alla guida della sua autovettura, esplosi da due persone travisate che viaggiavano a bordo di uno scooter. Già nel settembre 2016 la vittima era stata oggetto, unitamente ad altri componenti della sua famiglia, di un violento pestaggio per mano di esponenti della Società foggiana, alcuni dei quali poi individuati quali autori e raggiunti da un provvedimento cautelare”.

La risposta delle Istituzioni alle questioni di sicurezza pubblica e di emergenza sociale scaturite da tali condotte criminali è stata immediata. Sin dalle prime settimane dell’anno 2020 sono stati disposti potenziamenti degli organici di magistratura81 e Forze di polizia, con un consistente rafforzamento dei dispositivi di prevenzione e di controllo del territorio82, nonché l’istituzione, il 15 febbraio 2020, della Sezione Operativa DIA alle dipendenze del Centro Operativo di Bari. In relazione all’escalation criminale descritta, il Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero De Raho, nel corso dell’intervento tenuto presso l’Università di Foggia il 27 gennaio 2020, ha sottolineato che quello foggiano è un territorio in cui ‘la criminalità mafiosa è forte, arrogante e violenta’. Sempre secondo l’alto magistrato, i quattro comuni sciolti nella provincia per infiltrazioni mafiose costituiscono la dimostrazione di quanto sia forte il condizionamento da parte di gruppi criminali la cui strategia è sempre quella di accaparrarsi appalti e ottenere concessioni. Questi risultati costituiscono appunto l’obiettivo ultimo di una borghesia mafiosa (o mafia degli affari) che si trasforma in comitato d’affari, funge da trait d’union con le istituzioni e la pubblica amministrazione e gestisce, direttamente o per il tramite di teste di legno, una certa parte dell’imprenditoria grigia, compiacente o contigua ai clan. È così rimodulata la tradizionale propensione al taglieggiamento verso vere e proprie forme di controllo, con una particolare attenzione verso quei settori nevralgici e remunerativi dell’economia, come l’agroalimentare, il commercio di carburanti ovvero quelli, più tradizionali, del ciclo dei rifiuti e delle onoranze funebri.

L’analisi del fenomeno dimostra come la criminalità organizzata foggiana ­nella tradizionale distinzione tra Società foggiana, organizzazioni criminali del Gargano e gruppi del Tavoliere (che peraltro ormai, attraverso alleanze e assi operativi comuni condividono linee di azione e modus operandi) – continui ad annoverare, quale punto di forza, una tipica impenetrabilità connessa con la sua struttura familistica e con il forte radicamento nel territorio dei clan, nonché con l’omertà del contesto ambientale nel quale opera. Tali caratteristiche rendono sporadici – concludono dalla Dia – i contributi alle inchieste da parte delle vittime scoraggiate dalle paventate ripercussioni attinenti alla incolumità propria o dei loro familiari”.

FOGGIA

Nella parte riguardante il capoluogo dauno, la Dia scrive: “Nella città di Foggia le tre batterie dei Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese soffrono lo stato detentivo dei rispettivi capi storici quasi tutti in regime di carcere duro ex art. 41 bis OP, alcuni destinatari nell’ultimo periodo di ulteriori sentenze di condanna. L’unico libero risulta il reggente (Pasquale Moretti, nel frattempo anche lui arrestato, ndr) della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, figlio dello storico capoclan dei Moretti (Rocco ‘il porco’), attualmente sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Orta Nova dove vivono la sorella e il cognato, quest’ultimo, a sua volta esponente di vertice del clan Gaeta. Il pregiudicato potrebbe risultare, quale figura apicale della Società foggiana, un elemento determinante nei nuovi assetti del panorama mafioso della provincia anche avuto riguardo ai legami con i clan Gaeta, Romito (ormai rimodulato in Lombardi-Ricucci-La Torre, ndr) e con la malavita cerignolana.

D’altra parte, tutte e tre le batterie continuano a beneficiare dei rapporti con le organizzazioni criminali della provincia – evidenziano gli investigatori antimafia –. I Sinesi-Francavilla sono tradizionalmente collegati ai montanari dell’area garganica (in particolare al clan Li Bergolis) e ai Nardino di San Severo, i Moretti oltre ad essere, come accennato, storici alleati di alcuni clan del litorale garganico, restano fortemente legati ai Testa-La Piccirella di San Severo, infine, la batteria dei Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese ha sviluppato sinergie con elementi mafiosi della provincia, in particolare, con il clan Romito operante a Manfredonia e con elementi della criminalità di Orta Nova”.

La Dia sottolinea che “nonostante lo stato di detenzione di molti affiliati, la perdurante continuità nelle attività criminali delle batterie è garantita dalla possibilità di fare affidamento sul facile reclutamento delle nuove leve, reperite dal bacino della criminalità comune, per essere impiegate in attività di supporto e manovalanza, come la custodia di droga ed armi, nel compimento di azioni intimidatorie (ad esempio, con la collocazione di ordigni esplosivi, come nei violenti episodi descritti in premessa) oppure nella intestazione fittizia di beni. Risulta singolare, in proposito, come la Polizia di Stato, con riferimento al predetto grave atto intimidatorio compiuto il 16 gennaio, il 15 aprile 2020 abbia arrestato un albanese (Antonio Rameta, ndr) ritenuto responsabile anche di un altro attentato dinamitardo consumato il 12 novembre 2019 in danno di una friggitoria. All’indagato, oltre ai reati di danneggiamento e di detenzione e porto di esplosivo, è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso avendo agito per conto dell’organizzazione criminale.

Il ricorso alla manovalanza straniera è emerso, del resto – si legge ancora nella relazione -, nell’ambito delle indagini su alcuni episodi estorsivi posti in essere nei confronti di due imprenditori foggiani (uno operante nell’edilizia, l’altro titolare di un esercizio commerciale), ad opera di tre elementi della criminalità organizzata foggiana e di un romeno ai quali è stata contestata l’aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., avendo operato per conto della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Gli esiti dell’inchiesta hanno evidenziato come il gruppo criminale, privato di quasi tutti gli esponenti di vertice, continui sistematicamente a vessare il territorio attraverso le ‘seconde leve’ quali risultano appunto i soggetti arrestati. Il conseguente provvedimento restrittivo, basandosi anche sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia (l’ex morettiano Carlo Verderosa, ndr), nel ricostruire le posizioni degli indagati all’interno della batteria ha confermato il carattere federativo della Società foggiana nonché la vigenza al suo interno del principio della mutua solidarietà attraverso la gestione di una cassa comune (come già era emerso nell’operazione ‘Decima Azione’ del 2018). Significativo al riguardo il rinvenimento di ‘due liste – conclude la Dia –, di rilievo ai fini della ricostruzione delle vicende delittuose oggetto del procedimento in epigrafe: una contenente i nomi di soggetti affiliati tra l’altro alla batteria dei Moretti-Pellegrino-Lanza, …, con accanto l’indicazione della somma mensile da costoro percepita per il contributo dato al mantenimento del vincolo associativo e alla concreta realizzazione del programma criminale; l’altra corrispondente alla lista degli estorti…“.

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Tags: Foggiamafiarelazione DIA
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