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Home » Docenti “ghettizzati e marchiati” all’Unifg, il prof Giambattista Scirè scrive alla Ministra Messa. “4 insegnanti fatti fuori dal Dafne”

Docenti “ghettizzati e marchiati” all’Unifg, il prof Giambattista Scirè scrive alla Ministra Messa. “4 insegnanti fatti fuori dal Dafne”

Di Antonella Soccio
3 Aprile 2021
in Cultura&Società
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ciao ciao: "" -

Giambattista Scirè, Amministratore e responsabile scientifico dell’associazione Trasparenza e Merito, l’Università che vogliamo ha scritto alla Ministra all’Università e alla Ricerca del Governo Draghi Cristina Messa per segnalare alcuni comportamenti dei vertici Unifg. Secondo la visione di Scirè, docente palermitano che lotta contro baronati e i concorsi accademici truccati, all’Università di Foggia si ghettizzano e si “marchiano” gli insegnanti.

Il caso come si legge nella missiva riguarda ancora una volta il duo di ordinari di Agraria, autori dell’esposto che ha prodotto poi l’indagine della Guardia di Finanza sulle false docenze e i fondi europei perduti, Sandro Del Nobile e Diego Centonze insieme alle due ricercatrici che lavorano con loro, Amalia Conte e Carmen Palermo.

“C’è stata l’istituzione di un nuovo dipartimento dell’area Agraria, il DAFNE, mediante la disattivazione del precedente organismo, il SAFE; il nuovo dipartimento nasce su iniziativa di 56 dei 60 docenti, esclusi deliberatamente soltanto 4 docenti: i professori ordinari Matteo Alessandro del Nobile e Diego Centonze e le ricercatrici che collaborano con loro, Amalia Conte e Carmen Palermo.

Quando i quattro docenti hanno formulato richiesta di afferenza al nuovo dipartimento, il senato accademico ha negato loro tale possibilità, per “la situazione conflittuale che si era determinata nel dipartimento SAFE e il rischio che si riproduca nel dipartimento DAFNE con l’afferenza dei docenti e ricercatori che hanno richiesto di afferirvi”, come si legge nel verbale della riunione.

È stato dunque “giudicato prevalente il diritto alla salute di tutti i dipendenti e necessario assicurare l’efficiente ed efficace funzionamento del dipartimento DAFNE in funzione del raggiungimento degli obiettivi strategici deliberati dagli organi di governo”. Il senato accademico ha inoltre stabilito, a chiare lettere, che i quattro docenti potranno andare in altri dipartimenti, ma mai in quello cui sarebbe naturale (per le discipline trattate) svolgessero docenza e ricerca. Sembra incredibile a dirsi, c’è da non crederci, ma è accaduto proprio così”.

Scirè nella lettera trasferisce alla Ministra le sue considerazioni: “I suddetti professori nuocerebbero, dunque, alla salute dei colleghi, perché nel corso del tempo hanno presentato diversi ricorsi e denunce, che hanno condotto all’avvio di numerosi procedimenti amministrativi e penali – alcuni dei quali ancora in corso, come quello di una truffa ai danni del MIUR per centinaia di migliaia di euro – per i quali le indagini hanno confermato la veridicità dei fatti denunciati, ma i colpevoli delle innumerevoli violazioni regolamentari accertate dai giudici e dalla polizia giudiziaria si sono salvati dalla condanna solo grazie alla recente riforma dell’abuso d’ufficio. Va da sé che l’Università di Foggia avrebbe avuto il dovere di avviare procedimenti disciplinari per le numerose, gravi e reiterate violazioni dei doveri d’ufficio. Ma il potere disciplinare non è stato esercitato. Il rettore, Pierpaolo Limone, si è preoccupato, invece, della salute di tutti i docenti dell’area Agraria, per molti dei quali è stata accertata dalla magistratura la ripetuta violazione dei regolamenti universitari, ma non dei docenti che hanno portato alla luce il malaffare presente al dipartimento di agraria dell’Università di Foggia: i docenti del DAFNE non devono essere turbati dalle istanze e dalle denunce che i quattro “esclusi” hanno formulato per tutelare i propri diritti; i quattro devono, invece, sopportare l’odiosa esclusione e l’inclusione forzata in contesti lavorativi lontani dai loro interessi scientifici, mandando ogni docente in un diverso dipartimento, magari “spedendo” un tecnologo alimentare a lettere o un chimico a giurisprudenza…Una vicenda ancor più surreale se si ricorda come appena a dicembre scorso uno studio condotto dall’Università di Stanford (la ricerca firmata da John P. A. Ioannidis dell’Università di Stanford con Kevin W. Boyack e Jeroen Baas, pubblicata su “Plos Biology”) abbia annoverato il professore Del Nobile come uno dei ricercatori di UniFG tra gli scienziati più citati al mondo”.

Scirè non le manda a dire nella sua lettera. A suo dire l’Ateneo ha tutelato i docenti oggetto di indagini.

E spiega: “Il rettore dell’ateneo di Foggia si è fatto portavoce solo di quei docenti presuntivamente stressati dalle denunce e dai ricorsi, e non dei docenti che hanno portato alla luce le molteplici violazioni dei regolamenti dell’ateneo che lo stesso Magnifico dovrebbe rappresentare e tutelare. Il rettore con la sua relazione in seno al senato ha fatto sì che i quattro docenti fossero messi alla porta dal luogo di lavoro cui appartengono, il dipartimento di agraria, e costretti a mendicare spazio in altri dipartimenti, come dei “reietti”. Ghettizzati, marchiati per sempre per quanto denunciato.

Eppure il rettore e il senato accademico non possono ignorare che la legge tutela l’afferenza a un dipartimento intesa come luogo (non solo fisico) in cui ogni singolo docente attua la “libertà della scienza” prevista dall’art. 33 della Costituzione (a tal riguardo basterebbe solo richiamare le disposizioni degli artt. 81 e segg. del D.P.R. 382/1980) e che la magistratura amministrativa si è già pronunciata a favore di docenti e ricercatori a cui pretestuosamente è stata negata l’afferenza a un dipartimento universitario (si veda, per tutte, Cons. Stato, Sez. VI, Sent. N. 1739 del 2008). Forse la salute di chi lavora all’interno del DAFNE sarà d’ora in avanti migliore, visto l’allontanamento di una causa di conflittualità, ma la conclusione di questa vicenda appare una sconfitta per l’intero ateneo, più in generale potremmo dire per l’Università italiana, oltre che un pericoloso precedente e un odioso deterrente per chiunque pensi di criticare o denunciare qualcosa, con grave limitazione della libertà di espressione e di critica”.

Nette le domande rivolte alla Ministra. “È questa l’Università che Lei vuole, gentile Ministra? Non è certo questa l’Università che l’Italia merita e non è certo questa l’Università che vuole “Trasparenza e Merito”. Confidiamo vivamente che Lei prenda le distanze da questi misfatti e ponga rimedio al degrado morale in cui versa, da tempo, l’Università italiana, come stanno a dimostrare le inchieste delle Procure di Catania, Firenze, Perugia, Torino che imperversano in questi giorni a proposito di concorsi truccati in varie atenei d’Italia e che campeggiano sulle pagine di tutti i giornali. Nella fattispecie la vicenda della denuncia di questi colleghi riguarda una truffa nei confronti del Ministero, accertata ormai dalla magistratura, per la quale si sta svolgendo un processo. La Sua funzione comprende poteri idonei ad arginare questa deriva: il Suo predecessore non ha ritenuto di costituirsi parte civile in un processo ancora in corso per una truffa ai danni del MIUR, ma Lei può ancora schierarsi al fianco di coloro che hanno cercato di impedirla. Perché sia d’esempio”

Tags: Amalia Conte e Carmen Palermo.Giambattista ScirèSandro Del Nobile e Diego CentonzeUnifg
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