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Home » Credito negato e solitudine imprenditoriale, Insalata e Trisciuoglio dopo le interdittive che hanno sconvolto i loro business

Credito negato e solitudine imprenditoriale, Insalata e Trisciuoglio dopo le interdittive che hanno sconvolto i loro business

Di Antonella Soccio
15 Aprile 2021
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

È trascorso un anno e mezzo dalle interdittive antimafia alle aziende foggiane del Gruppo Trisciuoglio-Insalata, Adriatica Servizi e CTM, operanti nel settore dei tributi e nei servizi cimiteriali. Il 2020, che per tutti ha rappresentato un periodo di distanziamento sociale a causa della pandemia, per Marco Insalata (foto sopra) e Gianni Trisciuoglio è stato un tempo di solitudine imprenditoriale e di sconvolgimento di investimenti, programmi, attese di business. “Quando è arrivato quel maledetto giorno delle interdittive, tutti i partner che avevamo e che hanno rapporti col pubblico hanno avuto timore di ripercussioni e hanno chiuso ogni relazione con noi. Avevamo in piedi vari investimenti cimiteriali in Puglia, stavamo partecipando a bandi, a progetti di finanza. Tutto è finito”, spiegano a l’Immediato nel nuovo ingresso del Cimitero di Foggia.

Oggi la società dei servizi del camposanto è in controllo giudiziario, dopo la nomina dei commissari. “Abbiamo un amministratore esterno, è il verificatore, ma noi siamo andati oltre, lo abbiamo messo nel Cda per dare trasparenza alle sue azioni, al suo ruolo di verifica”, aggiunge Trisciuoglio, che sottolinea la completa gestione in house del cimitero con la CTM, braccio operativo. In questi mesi, nonostante le imprese del gruppo siano tornate tutte in white list, è andata perduta ad esempio la gara al Comune di San Severo, dove Adriatica Servizi aveva vinto il servizio dei tributi. “A San Severo hanno deciso di internalizzare, sospendendo la gara, poiché con lo sblocco delle assunzioni, il personale interno li metterebbe nella condizione di svolgere il servizio”.

I due imprenditori insieme al loro fratelli e soci hanno dovuto concentrarsi sulle attività rimaste, non del tutto colpite dagli effetti mediatici delle accuse di mafia. In particolare quelle del Tempio Crematorio e del cimitero di Foggia. Da poco ha chiuso il tempio di Domicella in provincia di Avellino, quel bacino di utenza non è ancora arrivato, ma potrebbe anche riversarsi in Capitanata. “Al Cimitero i servizi sono continuati, siamo andati in continuità. Ma è inutile negare che abbiamo avuto una interruzione di programmi. L’atteggiamento della gente nei nostri confronti è cambiato sotto l’aspetto commerciale anche qui. Quando qualche confraternita o dei privati chiedono in concessione delle aree ci inviano molte più richieste. C’è preoccupazione, c’è molta diffidenza, anche se tantissimi ci portano rispetto, perché abbiamo seminato buoni rapporti. Purtroppo gli articoli di stampa che si ripetono creano molti danni. In alcuni casi le banche hanno chiuso ogni rapporto con noi”.

A Foggia oggi sono terminati i suoli per nuove cappelle pubbliche, l’ampliamento cimiteriale deliberato dall’allora amministrazione Mongelli è concluso. Il Comune e l’amministrazione Landella, benché interessati dall’insediamento della Commissione d’accesso per le infiltrazioni mafiose, potrebbero deliberare un nuovo programma di costruzione, di certo necessario, dal momento che le cappelle gentilizie e il ricollocamento dei loculi non possono assorbire tutti i defunti cittadini. “Abbiamo proseguito nel programma, coi servizi senza nuove costruzioni. Possiamo dire di aver raggiunto la perfezione, con un cimitero a zero consumo di suolo. Stiamo utilizzando loculi di risulta anche se il fabbisogno purtroppo col Covid è aumentato, la mortalità è salita. Ovviamente una cosa è offrire la struttura nuova, altra un loculo di risulta, perché le strutture e le vecchie cappelle sono molto vecchie e liberare concessioni scadute contempla una serie di attività. Dopo 30 anni di sepoltura, si fanno attività propedeutiche, c’è un processo lungo autorizzativo”, spiegano.

I danni delle interdittive sono “diretti e indiretti”. “Oltre al danno economico c’è il danno di salute. A esser sinceri a Foggia abbiamo avuto tanti attestati di stima, purtroppo fuori città non ci conoscono e leggono gli articoli”. È tale la solidarietà che dopo anni i due imprenditori sono stati riaccolti a braccia aperte nel nuovo corso di Confindustria, tracciato da Eliseo Zanasi. “È stato emozionante ritornare – rileva Insalata -, mi hanno dato la vicepresidenza dell’Ance. È stato bello come il primo giorno di scuola, un segnale importante. Per noi il problema più grosso che stiamo avvertendo è quello del sistema del credito. Mediaticamente siamo tagliati fuori, le banche si avvalgono di un sistema di applicazioni che fornisce informazioni sui potenziali clienti. E le nostre informazioni oggi riguardano su Google solo notizie inerenti le interdittive”.

Scende nel privato Insalata e conclude: “Mio figlio se cerca il mio nome online si ritrova di fronte un personaggio simile a Totò Riina”, sorride amaro. “Non vogliamo contestare l’operato dello Stato. Vogliamo che lo Stato ci sia vicino non contro, la situazione è diventata kafkiana, forse anche peggio, perché non siamo neppure di fronte ad un castello di carte. Ma ribadisco: noi siamo dalla parte dello Stato”.

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Tags: ConfindustriaFoggiaGianni Trisciuogliointerdittive antimafiaMarco Insalata
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