8 anni e 4 mesi a testa per l’agguato al cardiologo foggiano, Massimo Correra. Questa la pena decisa dalla Corte d’Appello di Bari al termine del processo di secondo grado a carico di Haxhire Tusha, 62enne albanese e del figlio 25enne Shpetim Rizvani. Il processo, denominato “Caino e Abele” dal nome del blitz di polizia, coinvolse anche Maurizio Correra, fratello del medico, inizialmente accusato di essere il mandante del tentato omicidio; l’uomo fu assolto in primo grado alla luce delle dichiarazioni ritrattate dai due albanesi che ingenerarono un dubbio sulla sua posizione. Infatti, la giurisprudenza spiega che per le chiamate in correità è richiesto che l’imputato non ritratti. La Procura di Foggia aveva poi presentato ricorso ma i giudici lo hanno dichiarato inammissibile poiché giunto oltre i termini consentiti.
“In riforma della sentenza del gup del Tribunale di Foggia in data 17-1-2020 appellata da Haxhire Tusha e Shpetim Rizvani e dal procuratore presso il Tribunale di Foggia, preso atto della dichiarazione di inammissibilità dell’appello da quest’ultimo interposto come da ordinanza resa in data 8 aprile 2021 e previa concessione di circostanze attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate per entrambi gli appellanti – riporta il testo del dispositivo di sentenza della Corte d’Appello di Bari, presidente Francesco Zecchillo -, ridetermina la pena inflitta ai medesimi in anni otto e mesi quattro di reclusione ciascuno. Applica ai predetti appellanti le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, nonché dell’interdizione legale per la durata della pena. Conferma nel resto, condannando gli appellanti alla rifusione in favore della parte civile delle spese del grado liquidate in complessivi 1170 euro oltre accessori per legge”. Deposito motivazione in 90 giorni. (In alto, nei riquadri, Tusha e Rizvani)
