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Home » Nervi tesi durante il processo a Cristoforo Aghilar, c’è il nodo della premeditazione. Saranno sentiti i figli della vittima

Nervi tesi durante il processo a Cristoforo Aghilar, c’è il nodo della premeditazione. Saranno sentiti i figli della vittima

Di Redazione
10 Maggio 2021
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Si è andati avanti fino a tarda ora venerdì in Corte d’Assise a Foggia (presidente Talani, giudice a latere Accardo) nel processo a carico di Cristoforo Aghilar (presente in videoconferenza dal carcere di Vicenza), per il femminicidio di Filomena Bruno, uccisa ad Orta Nova nel primo pomeriggio del 28 ottobre 2019. Il difensore dell’imputato l’avvocato Marco Merlicco ha proposto una sfilza di eccezioni preliminari, tra le quali la più importante era certamente quella sulla parziale inammissibilità della lista testi del pm e delle parti civili. Su questo punto ci sono stati momenti di tensione soprattutto tra lo stesso avvocato Merlicco e il collega Michele Sodrio, che difende i parenti della vittima, a dimostrazione della grossa tensione che caratterizza questo processo, dove peraltro Aghilar è reo confesso, anche se ci sarà da sciogliere il nodo per nulla secondario dell’eventuale premeditazione (dalla quale dipende l’applicazione o meno dell’ergastolo).

La Corte ha però rigettato tutte le eccezioni e si è proceduto con l’ascolto del primo testimone importante, l’allora comandante del nucleo operativo dell’Arma dei Carabinieri, che insieme ad altri ufficiali coordinò le indagini sul campo. Durante la lunga deposizione, rispondendo alle domande del pm Rosa Pensa, l’ufficiale ha ripercorso i fatti sia per il tentato omicidio della Bruno la sera del 26 ottobre all’interno del bar (foto sopra) di proprietà del fratello (in quel caso la pistola di Aghilar si inceppò e non fece fuoco), sia per quello che accadde due giorni dopo, quando l’imputato portò a termine i suoi propositi, uccidendo la Bruno nella propria abitazione (dove si era appostato in precedenza) con numerose coltellate. Sempre l’ufficiale dei carabinieri ha poi spiegato come avvenne il ritrovamento sia della pistola (su indicazione dello stesso Aghilar), sia del coltello da sub utilizzato per l’omicidio. Prossima udienza il 21 maggio, quando saranno sentiti i due figli della vittima e il fratello, a loro volta oggetto delle pesanti minacce e dello stalking da parte di Aghilar nelle settimane precedenti all’omicidio.

È prevedibile che anche questa sarà un’udienza importante e carica di tensione. Da notare che prima della fine dell’udienza, il difensore dell’imputato ha consegnato alla Corte un memoriale scritto di suo pugno proprio da Aghilar, sul quale abbiamo chiesto anche un commento al difensore delle parti civili: “Ho letto una copia di questo cosiddetto memoriale e contiene solo affermazioni deliranti. Secondo l’imputato sembra quasi che ci sia stata una legittima difesa da parte sua di fronte all’aggressione niente di meno che di due donne disarmate, una di oltre 70 anni e l’altra di 56 anni. Questo la dice lunga sul rispetto che ha Aghilar della sua vittima e dei suoi familiari. A noi interessano solo le prove che si raccoglieranno in dibattimento e aspetto con ansia le deposizioni dei figli e del fratello di Filomena, che saranno di fondamentale importanza per l’accusa”.

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Tags: Cristoforo AghilarFemminicidio Filomena BrunoOrta Nova
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