“Noi siamo ignari alle vicende, siamo parte offesa e agiremo come parte lesa. Delle responsabilità penali rispondono i singoli soggetti. Io capisco la strumentalizzazione, ma dobbiamo difendere l’immagine della città e dell’amministrazione comunale che è ignara a queste vicende”. Sono le parole del sindaco dimissionario di Foggia, Franco Landella, pronunciate il 30 aprile scorso dopo la richiesta di un commento sugli arresti di diversi consiglieri comunali. “Noi siamo vittime di questa situazione – aveva aggiunto -, come fa un sindaco ad accorgersi di situazioni per le quali ognuno deve rispondere personalmente. Se avessi avuto un minimo sentore sarei intervenuto, come ho fatto anche nel passato. Sono fiducioso nell’azione della magistratura che farà rilevare la verità dei fatti”.
Poi, sul lavoro della commissione per la verifica di inflitrazioni mafiose a Palazzo di Città, ha precisato: “Bisogna separare i reati di concussione e corruzione con le infiltrazioni mafiose che io ho sempre contrastato, anche con la costituzione di parte civile nei processi”.
Recentemente, all’uscita dal Tribunale di Foggia, dopo essere stato ascoltato in Procura, ha dichiarato: “Sento il dovere morale ed istituzionale di chiedere un confronto, ringrazio la Procura per questa opportunità. Certamente non mi sono dimesso né per la perquisizione a casa e neanche per quella pagliacciata della manifestazione di quattro gatti. Se ci fosse stato qualsiasi elemento che avesse messo in dubbio la mia correttezza politica e amministrativa, l’ho detto al procuratore Vaccaro, non avrei esitato un secondo a dimettermi. Qualcuno ha fatto millantato credito nei miei confronti. Farò una conferenza stampa perché non prendo lezioni di moralità da nessuno. Sono disgustato dalle recenti inchieste”, conclude.
