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Franco Metta promette battaglia e annuncia sui social il ricorso in Cassazione, ultimo grado di giudizio. L’ex sindaco di Cerignola è stato dichiarato “incandidabile” dalla Corte d’Appello di Bari che nelle scorse ore ha ribaltato la decisione del Tribunale di Foggia. I giudici avrebbero ritenuto influenti sulla decisione i collegamenti tra il politico e la criminalità locale che portarono, nel 2019, allo scioglimento per mafia del Comune di Cerignola. “Stiamo 1 a 1 – dice Metta che è comunque candidato sindaco alle Amministrative 2021 fino a quando non arriverà una sentenza definitiva -. Mi viene in mente un proverbio che gli storici attribuiscono agli spartani. Questo proverbio dice: ‘Alla fine di un combattimento o torni con lo scudo, e quindi vittorioso, o torni steso sullo scudo e quindi sconfitto’. Il Tribunale di Foggia dice che io sono candidabile, la Corte di Appello di Bari, con una sentenza che impugnerò ma non voglio commentare, dice che sono incandidabile. Sentiamo cosa dirà la Cassazione ma ricordatevi che io non sono steso su uno scudo quindi la battaglia continua contro tutto e contro tutti fino a che ci sarà un giudice a Roma che mi darà ragione”.
Il Comune di Cerignola, come detto, fu sciolto per infiltrazioni della malavita organizzata nel 2019. Nel provvedimento dell’epoca, l’allora prefetto di Foggia Raffaele Grassi fece chiari riferimenti a Metta e ai suoi contatti con esponenti dei più noti clan della città ofantina. Episodi che avrebbero gettato ombre sulla limpidezza dell’amministrazione comunale. Come scrive ‘Avviso Pubblico’, l’associazione di enti e comuni contro le mafie, “per giungere allo scioglimento non è necessario che siano stati commessi reati perseguibili penalmente oppure che possano essere disposte misure di prevenzione, essendo sufficiente che emerga una possibile soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata“.
