Otto ore davanti ai pm di Lecce. Lungo interrogatorio per l’ex giudice di Molfetta Giuseppe De Benedictis, in carcere da circa un mese e mezzo per corruzione in atti giudiziari. “Con lucidità” ha fatto nomi e raccontato fatti, riassunti in due memoriali e dai quali potrebbero scaturire nuove notizie di reato. La fermezza della gip Giulia Proto nel respingere l’istanza di scarcerazione, e il successivo rigetto di una richiesta simile da parte del Riesame per il coindagato Giancarlo Chiariello (noto avvocato barese), gli hanno fatto capire che senza un aiuto concreto all’attività inquirente difficilmente lascerà il carcere in tempi brevi. È quanto riporta Repubblica Bari dopo l’interrogatorio, l’ennesimo, dell’ex gip arrestato per tangenti e armi.
Per l’arsenale è sotto inchiesta anche un caporal maggiore dell’Esercito, Antonio Serafino, presunto “procacciatore di armi”. Serafino è l’unico a non aver fatto alcuna ammissione mentre si è fatto interrogare a lungo l’imprenditore Antonio Tannoia, proprietario della tenuta in cui erano nascoste le armi. Dopo un primo interrogatorio fatto senza conoscere gli atti, Tannoia si è detto pronto a rispondere nuovamente ai pm Roberta Licci eAlessandro Prontera, dopo aver studiato le carte, e forse anche questo ha convinto De Benedictis che era giunta l’ora di spiegare qualcosa: a cominciare dalle tangenti intascate per scarcerare mafiosi foggiani e garganici fino “all’hobby” delle armi che nel corso degli anni era diventato parecchio pericoloso. “Se ti fermano con un carico del genere è meglio che ti spari, rischi 20 anni”, diceva De Benedictis intercettato.
Ad una magistrata che gli chiedeva se non avesse un hobby e non gli piacesse viaggiare, spiegò: “Gli hobby che ho io sono quasi tutti illegali”; “Ma non te ne puoi trovare di legali?”; “Sorella mia, che ti devo dire… sono immorali”; “Va be’, ma la caccia mica è illegale” diceva lei; “La caccia non è illegale, dipende da che tipo di armi usi, io di solito uso kalashnikov”. E, poi, di fronte all’invito a non parlare così chiaramente di quelle cose, De Benedictis diceva ancora: “E venissero a prenderseli, se sono capaci”.
Sia della vicenda delle armi che dei suoi rapporti con avvocati e altri magistrati, l’ex giudice ha parlato a lungo nell’interrogatorio-fiume di giovedì 10 giugno – riporta ancora Repubblica -. I suoi legali, gli avvocati Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone lo hanno definito “molto provato ma lucido”. Sulla scorta delle sue dichiarazioni, la Procura di Lecce dovrà decidere se delegare ulteriori approfondimenti ai carabinieri.
