“Con la sentenza n.250/2021 del 01/03/2021, ormai definitiva, la Corte d’Appello di Bari è giunta alla doverosa conclusione di un tormentato iter giudiziario durato circa 9 anni che ha visto il riconoscimento per undici pensionati, ex dipendenti del Petrolchimico Enichem Agricoltura di Monte Sant’Angelo-Manfredonia, dei benefici contributivi previsti per legge e conseguenti all’esposizione all’amianto”. Ne dà notizia l’avvocato Angela Nobile. La vicenda infatti trae origine da una controversia instaurata davanti al Tribunale di Foggia – Sezione Lavoro – finalizzata all’ottenimento dei benefici previdenziali conseguenti all’esposizione ultradecennale all’amianto, così come riconosciuti dalla Legge n. 257 del 1992, richiesti dagli undici pensionati tramite la legale manfredoniana.
“Gli undici pensionati, infatti – ricorda Nobile -, dopo svariati anni di lavoro all’interno dei reparti del Petrolchimico Enichem Agricoltura di Monte Sant’Angelo- Manfredonia, esposti all’amianto per diversi lustri, hanno vinto la controversia contro l’Inps, in un primo momento mediante sentenza n. 1120/2019 del 27/02/2019 e poi anche in secondo grado dinanzi alla menzionata Corte con la pronuncia di cui sopra (sent. n. 220/2021), ormai passata in giudicato”.
Gli undici ex dipendenti, fin dal 2012, hanno tentato di ottenere il riconoscimento dei propri diritti in via stragiudiziale ma l’Ente resistente ha sin da allora respinto ogni richiesta. Si è reso pertanto necessario agire giudizialmente affinché fosse conclamato il riconoscimento dei benefici previdenziali conseguenti all’anzidetta esposizione. Finalmente con la pronuncia del Collegio dei Magistrati baresi, presieduto da Manuela Saracino, gli undici ricorrenti hanno visto, una volta ancora, accogliere integralmente le proprie istanze. “Sono molto soddisfatta di questa importante vittoria sociale, umana e professionale – il commento di Angela Nobile -; essa infatti rappresenta un ottimo risultato non solo dal punto di vista giudiziale ma anche umano e sociale. Ho sempre creduto nelle ragioni dei miei assistiti e non ho indugiato un attimo sulle loro motivazioni poiché ho sempre ritenuto e ritengo che coloro che per motivi di lavoro siano stati esposti a polveri e fibre di amianto ottengano, qualora ne ricorrano gli estremi, i benefici contributivi che la legge garantisce loro e che in via stragiudiziale l’Inps aveva negato ai miei assistiti”.
