Nuove rivelazioni dalle carte dell’inchiesta sull’ex giudice Giuseppe De Benedictis, arrestato per corruzione e armi. Attraverso l’avvocato Giancarlo Chiariello, il magistrato avrebbe emesso provvedimenti in favore di personaggi legati alla malavita, scarcerati in cambio di mazzette. “L’avvocato Chiariello era uno che non dava niente per niente”, le parole proferite da De Benedictis agli inquirenti nel corso di uno dei cinque interrogatori ai quali è stato sottoposto dopo il blitz di aprile. L’ex gip del Tribunale di Bari – riporta la Gazzetta del Mezzogiorno – ne ha parlato rispondendo alle domande dei pm di Lecce Alessandro Prontera e Roberta Licci.
“Già mi vergognavo a prendere qui soldi”, avrebbe detto mostrandosi molto sorpreso quando il pm Prontera gli ha riassunto le dichiarazioni rese da Chiariello. “No, in realtà – avrebbe affermato l’avvocato barese agli inquirenti -, al di là delle singole dazioni, cioè legate a singole vicende, io in questo periodo 2019/2020, sostanzialmente fino al 2021, in cui abbiamo riallacciato i rapporti in cui è ritornato il giudice De Benedictis, io comunque di tanto in tanto gli davo del denaro. Non esistono altre dazioni di denaro”. L’ex gip: “Mi fa davvero specie questa uscita dell’avvocato che non riesco a spiegarmi se non con una vendetta, una ritorsione per la mia collaborazione. Perché mi sono lasciato prendere. Perché ho confessato”.
De Benedictis avrebbe anche spiegato una parte del presunto “sistema” messo in atto nel corso degli anni, una sorta di prassi – riporta Gazzetta – di fronte alle istanze sintetizzata così: “Qualsiasi persona da me sottoposta all’obbligo di dimora, se la rispettava era liberata entro trenta, massimo quaranta giorni, come tutti gli avvocati di Bari sapevano”. Poi sul passaggio di una mazzetta ricevuta da Chiariello, 1.800 euro, consegnati nei pressi di un bar, avrebbe spiegato: “Materialmente nella busta me l’ha data Alberto (figlio di Giancarlo, anche lui avvocato e indagato, ndr), ma suppongo l’avesse preparata Giancarlo”. Una tangente sarebbe stata versata nascosta “in una scatola di profumo”.
Il documento – si legge su Gazzetta – è allegato agli atti dell’inchiesta chiusa sul primo filone d’indagine, quello sfociato nei clamorosi arresti. Ma ciò che le carte non possono svelare si cela dietro un numero imprecisato di omissis. Pagine intere barrate che costituiscono il fondamento del nuove filone investigativo top secret, quello sul quale De Benedictis avrebbe raccontato moltissimo.
