Il Carpino in Folk 2021 è Urban Regeneration! Spettacoli musicali nei vicoli del centro storico ed i grandi concerti in Piazza del Popolo, le facciate dei palazzi che si illuminano, spettacoli teatrali, laboratori musicali nei quartieri, mostre fotografiche e di pittura,artigianato tradizionale, letteratura, concerti in collina al tramonto.
“È la rigenerazione urbana che porta la comunità a riappropriarsi e prendersi cura degli spazi urbani del borgo e farli rivivere attraverso l’arte, la musica, la cultura, gli arredi urbani e spazi lettura. Un festival che ci fa tornare a guardare il mondo con l’occhio meravigliato di un bambino. La Musica come veicolo di cultura e sostenibilità. Un festival che stimola ad immaginare, a costruire, ad educare, ad imparare e a dialogare sulla città, sulla sue prospettive, sulla sua fruizione, sulla sua estetica, sulla sua bellezza e sulla salvaguardia delle ricchezze culturali immateriali. Un Festival che rigenera i nostri animi,riaccende le nostre menti. Un festival che stimola la creatività e valorizza la città attraverso l’arte”, scrive nel programma il direttore artistico Antonio Pizzarelli.
Tanti gli artisti che si susseguiranno sul palco nelle vie della cittadina garganica insieme a progetti e world music.
Trovare una possibile connessione tra il jazz e la tradizione popolare del Gargano e dei Monti Dauni è uno dei motivi che hanno ispirato la nascita del Pasta Nera Jazz Project. Progettare il futuro senza dimenticare le radici,la storia, il patrimonio tramandato dalle voci e dagli strumenti delle vite passate. Questo progetto musicale vuole essere un tributo alla tradizione popolare di Capitanata, rivitalizzata in chiave jazz. Altro obiettivo importante del Pasta Nera Jazz Project è quello di ricercare la bella ed antica melodia che affonda le radici nelle varie e continue contaminazioni sonore-culturali avvenute nel corso del tempo. La tradizione popolare incontra il jazz,è questo lo spettacolo musicale del gruppo,un viaggio tra le perpetue trame e l’energia vitale della Tarantella di Carpino, tra i monti dauni e le più belle ballate d’amore,fatica ed ingiustizia del cantastorie apricenese Matteo Salvatore ma anche di composizioni originali, dove le melodie più celebri di queste tradizioni rivivono nell’appassionata interpretazione del gruppo in chiave jazz e moderna. Il Pasta Nera jazz Project nasce nel 2018 dall’incontro di due musicisti di Capitanata il pianista e compositore Felice Lionetti ed il sassofonista e clarinettista Antonio Pizzarelli, entrambi musicisti jazz ma anche cultori della musica tradizionale.
Non mancherà poi il ballo. Ad una prima e superficiale lettura l’esistenza di una Scuola di Tarantella Montemaranese potrebbe sembrare quasi una contraddizione: da una lato l’indicazione di un “oggetto” di natura squisitamente folklorica, che ha tra lesue caratteristiche la trasmissione delle competenze per le vie tradizionali della acculturazione attraverso l’apprendistato, e, dall’altro, il nominare un Istituto, come la scuola, che direi per definizione appartiene ad altre logiche di trasmissione della competenza, più connesse ad una società egemonica che subalterna (si pensi ad esempio alla dinamica relazione professore/studente).
Questa constatazione potrebbe infatti suscitare la domanda: come si può. Ad una prima e superficiale lettura l’esistenza di una Scuola di Tarantella Montemaranese potrebbe sembrare quasi una contraddizione: da una lato l’indicazione di un “oggetto” di natura squisitamente folklorica, che ha tra le sue caratteristiche la trasmissione delle competenze per le vie tradizionali della acculturazione attraverso l’apprendistato, e, dall’altro, il nominare un Istituto, come la scuola, che direi per definizione appartiene ad altre logiche di trasmissione della competenza, più connesse ad una società egemonica che subalterna (si pensi ad esempio alla dinamica relazione professore/studente). Questa constatazione potrebbe infatti suscitare la domanda: come si può insegnare qualcosa che va innanzitutto vissuto, partecipato, respirato, osservato (cioè tutte azioni che richiedono il sentire sul piano emotivo)? Come si fa ad incasellare questi piani in “lezioni” o “workshop”, che inevitabilmente rimandano ad azioni sul piano razionale, come l’apprendimento di una tecnica, che e’ si importante ma certo non fondamentale? Ed è proprio qui che personalmente ritengo vengano superate queste distanze. L’operato della Scuola di Tarantella Montemaranese non va assolutamente immaginato come la trasmissione di un sapere tecnico, nello specifico il saper ballare (la qual cosa avviene, come effetto, e che certamente non e’ la ragione prima) ma come la comunicazione di un sentire, di un appartenere e, in fondo, di un gioire che viene messo a disposizione su un piano sovralocale, com’è giusto che sia in una logica che si allontana da un pericoloso localismo per abbracciare quelle dinamiche che inseriscono le qualità del locale in un’ottica globale. Qui la trasmissione avviene non solo attraverso lo sguardo, strumento fondamentale dell’apprendistato, ma anche e soprattutto attraverso l’empatia, che rimanda ad uno dei tratti fondamentali della tarantella, vale a dire l’essere un momento di coesione e di identità di un gruppo sociale e al tempo stesso un momento di apertura e di comunicazione verso un esterno da coin insegnare qualcosa che va innanzitutto vissuto, partecipato, respirato,osservato (cioè tutte azioni che richiedono il sentire sul piano emotivo)? Come si fa ad incasellare questi piani in “lezioni” o “workshop”, che inevitabilmente rimandano ad azioni sul piano razionale, come l’apprendimento di una tecnica, che e’ si importante ma certo non fondamentale? Ed è proprio qui che personalmente ritengo vengano superate queste distanze. L’operato della Scuola di Tarantella Montemaranese non va assolutamente immaginato come la trasmissione di un sapere tecnico, nello specifico il saper ballare (la qual cosa avviene, come effetto, e che certamente non è la ragione prima) ma come la comunicazione di un sentire, di un appartenere e, in fondo, di un gioire che viene messo a disposizione su un piano sovralocale, com’è giusto che sia in una logica che si allontana da un pericoloso localismo per abbracciare quelle dinamiche che inseriscono le qualità del locale in un’ottica globale. Qui la trasmissione avviene non solo attraverso lo sguardo, strumento fondamentale dell’apprendistato, ma anche e soprattutto attraverso l’empatia, che rimanda ad uno dei tratti fondamentali della tarantella, vale a dire l’essere un momento di coesione e di identità di un gruppo sociale e al tempo stesso un momento di apertura e di comunicazione verso un esterno da coinvolgere.
