Da oggi anche in Capitanata serve il Green Pass per entrare in ristoranti al chiuso, bar, palestre, musei, teatri, cinema o per far visita ai parenti in ospedale. L’Immediato ha sentito alcuni imprenditori del settore ristorazione e bar del Gargano per vedere chi è favorevole e chi invece contesta il provvedimento.
“Non è il massimo – commenta Matteo Martella de La Taverna di Peschici -, ma siamo costretti a chiederlo il green pass se vogliamo lavorare. Sempre meglio di chiudere. Quindi a mali estremi, estremi rimedi. Sicuramente ci sarà una grossa perdita del fatturato. Siamo costretti a fare i carabinieri: chi non ha il certificato verde nel nostro ristorante non entra”.
Gli fa eco Raffaele Vigilante che a Peschici gestisce diverse case vacanza. “La legge è legge, e pertanto anche noi faremo entrare solo chi ha il green pass. Ma sono molto critico nei confronti di chi ha adottato questo provvedimento. Un provvedimento tardivo del Governo. Questa norma andava attuata dal primo giugno, oggi avremmo avuto il doppio di persone vaccinate e un numero nettamente inferiore di persone contagiate”.
Per il momento il provvedimento non interessa gli alberghi, ma Vincenzo De Nittis dell’Hotel Peschici, teme che prima o poi toccherà anche a loro. “Sarei favorevole, ma non mi piace fare il poliziotto. E poi noi in albergo i nostri ospiti li registriamo con tutti i crismi”. Da Peschici a Manfredonia. Antonio Moschella, titolare del Bar Sipontino è abbastanza scettico. “Noi il green pass lo chiediamo, ma nessuno lo possiede. Questo è il problema vero. Già è difficile pretendere di indossare la mascherina…”